
GRUPPI:
1 gruppo:
una lettera (scelta della B) ed il senso dell'amicizia pag.4
2 gruppo: una figura geometrica (scelta della piramide) e la vittoria della vita sulla morte pag.9
3 gruppo una lettera (scelta della H acca) e l'importanza di credere in se stessi pag.14
4 gruppo: il colore (scelta del nero) e la vittoria della giustizia sull'ingiustizia p.19
5 gruppo: una lettera (scelta della U) e l'importanza del sorriso
pag.24
6 gruppo: un numero (scelta dello ZERO) e l'importanza della libertà p.29
7 gruppo :cancelleria dell'astuccio (scelta della colla) ed il senso dell'amicizia p.34
8 gruppo :un animale (scelta del bruco) e l'importanza del pianto
pag.40
9 gruppo: un utensile (scelta del mestolo) e la vittoria del bene sul male
pagina 45
LA LETTERA B E L'AMICIZIA
C’era una volta la lettera B che pensava di essere tanto grassa, avendo due pance molto evidenti, per le quali le altre lettere la prendevano in giro. Era puro bullismo il loro, che si manifestava continuamente sia a livello verbale che sui social. La lettera B non capiva perché tutti la prendessero in giro, così ci rifletté e si pose delle domande: perchè alcuni diventano aggressivi e perseguitano soprattutto i più deboli, quelli che non sanno difendersi? Cosa vogliono dimostrare a loro stessi ed ai loro amici? Bisogna per forza emarginare gli altri per farsi valere?
Dopo le continue prepotenze, B scoraggiata andò dal signor Alfabeto che, per consolarla, le disse che non era l’unica lettera grassa, ma ce ne erano molte altre, ad esempio la D
che era una "panzona", oppure la lettera O, che era tutta tonda.
La povera B si convinse; tuttavia preferiva rimanere da sola chiusa in casa ed isolarsi per paura di venire criticata a scuola o dai vicini di casa.
Un giorno, però, dovette uscire per fare la spesa al supermercato e camminando incontrò un Bambino di nome Bernardo che le chiese: “Ciao, come stai amica? E’ da tanto tempo che non ti vedo!!” e lei gli rispose: ”Non sto affatto bene. Mi sento presa in giro dalle altre lettere e mi sento sola”.
La B si vergognava della sua confessione, così lasciò la spesa per terra e se ne tornò verso casa triste triste.
Il giorno dopo andò a passeggiare al parco, si sedette sulla panchina a fianco di un albero molto grande.
Passava per caso di lì anche Bernardo che, vedendola triste, andò a sedersi accanto a lei. Per rassicurarla le svelò un segreto: - Lo sai che la lettera B contiene molte parole positive, per esempio Benessere, Bellezza, Bontà, Benevolenza? Il tuo corpo è abbondante perché contieni abbondanti valori!!! Se tu sapessi donarli agli altri, nessuno più ti prenderebbe in giro!!! -
La lettera B si commosse e cominciò a non vergognarsi più di se stessa, ma a dispensare a tutti (anche alle antipatiche lettere bulle) le notevoli qualità del suo carattere.
LA PIRAMIDE DELLA VITA
LA PIRAMIDE ED IL SENSO DELLA VITA
Una piramide non amava affatto il suo aspetto fisico perchè portava un quadrato ai piedi ed in testa una punta come una spada appuntita!
Inoltre non voleva rappresentare la morte, come avveniva nell’antico Egitto grazie a tutte le sue sorelle piramidi contenenti le tombe dei faraoni!!
Avrebbe preferito essere una figura geometrica diversa: del quadrato ammirava la struttura solida, simbolo della Terra e della giustizia. Del cerchio, invece, invidiava la forma armonica, perfetta, senza angoli né spigoli, simbolo del cielo e dell’anima. Del triangolo ammirava il significato di Trinità, presenza di Dio nell’uomo e nella natura.
Delusa ed amareggiata, si chiedeva se la sua vita fosse importante e se esistesse una vita oltre la morte.
Si rispose che non bisognava sprecare alcun momento della vita, perchè ogni attimo è prezioso per renderla speciale. Decise, quindi, di recarsi dal grande sacerdote egiziano per conoscere di più la sua storia personale : solo conoscendo il passato si può migliorare il presente e cambiare il futuro!!!
Il sacerdote le disse:- Nella lingua egizia ti chiami MR (pronuncia MER) , che significa scala che porta in alto. Pertanto la tua funzione non è quella di custodire solo i morti, ma di portare le loro anime verso il cielo, in alto.
Della tua forma, invece, non ti devi lamentare: ricordati che tu assembli tutte le figure geometriche importanti:
hai una punta che indica il cielo e una base, come un quadrato, che è il simbolo della terra e della giustizia.
Le tue pareti sono triangoli, che portano al cielo- .
La piramide , riflettendo su quanto le aveva detto il sacerdote, pensò alla sua importanza e chiese al sacerdote
:- Ma ,quindi ,sono importante anch’io?-
Il sacerdote le rispose- Certo! Per tutti gli umani tu sei importante perché rappresenti la scala che porta a parlare con Dio, che conduce alla vera vita, alla resurrezione. Tu sei simbolo di vita, non di morte- .
La piramide salutò il sacerdote e tornò a casa felice perché si sentiva anche lei importante, come le altre figure geometriche.
NON VALI UNA ACCA
C’era una volta la lettera H che era triste perché tutti dicevano: “Non vali una ACCA!”. Lei era stanca di sentirsi dire così e non credeva più in se stessa; allora decise di andare a trovare la sua amica A, che se ne stava con il verbo AVERE e, appena la vide, la scacciò via dicendole: “Vai via; non vorrai mica che questo povero bimbo sbagli la verifica di grammatica!”.
Poi andò a visitare il signor Corsivo in una scuola, ma i bambini non si ricordavano come si scrivesse H e la incolparono, dicendole: “Sei troppo difficile da scrivere! Ci farai prendere un 5!”.
La povera H si sentiva esclusa e brutta: voleva essere bella e magra come la I, oppure essere sempre insieme alle altre lettere, come la A.
Decise di andarsene e di abbandonare tutte le lettere per scappare lontano.Ma poi il verbo AVERE aveva bisogno di lei, se no come faceva a coniugarsi al presente? E il povero ghiro come poteva continuare ad esistere? Sarebbe sempre rimasto un … giro in giro! E come avrebbero potuto le persone ridere, urlare ed esprimere le loro emozioni ???
Tutti allora si resero conto di quanto fosse importante l’H ed andarono a cercarla. Anche Alfabeto si mise in cammino e la trovò prima di tutti.
Provò a consolarla dicendole che era importante e che tutte le lettere avevano bisogno di lei: se lei non credeva in se stessa, nessuno lo avrebbe fatto al posto suo. “Credere in noi stessi non è una questione di orgoglio, ma di dignità personale. È quel legame psicologico a cui ci aggrappiamo
ogni giorno per avere stima di noi e fiducia nelle nostre azioni, per smettere di aver paura e di rialzarci dopo le rovinose cadute. Ma H non credeva più negli altri, nè in se stessa. Allora Alfabeto le disse di non scoraggiarsi e le consigliò di andare a vedere uno spettacolo comico a teatro. Lei seguì il consiglio e si stupì di sentire così tanta gente ridere, utilizzando proprio la H!!! “Ahahahahahah!!!”.Dopo questa esperienza, H tornò a casa tutta contenta e ringraziò Alfabeto.
Da quel momento, tutte le lettere non la esclusero più e non si sentì mai più inutile, anzi: era proprio contenta di essere la lettera H. Insomma: chi era più divertente di lei???
Aveva imparato ad accettarsi e a credere in se stessa. Credere in noi stessi è amarci con coraggio, sapendo che meritiamo qualcosa di meglio”.
LA GIUSTIZIA DI NERO
C’erano una volta tutti i colori del mondo che stavano banchettando su un tavolo di color bianco; prendevano in giro il signor NERO e dicevano tutti insieme :“Tu sei un colore cupo, triste; sei il colore della morte e nessuno vuole utilizzarti”.
Il nero decise, quindi, di allontanarsi dagli altri colori ed iniziò a vagare. A causa della sua tristezza oscurava il cielo, il mare, il sole, la natura, le persone. Si era così venuto creare un mondo di depressi, che non riusciva più a godere della vita e a sorridere. Anche NERO , di umore nero, si deprimeva a pensare al significato negativo che portava con sé.
Un giorno, trovò un vecchio saggio che gli disse: “Tu non sei un colore come gli altri, ma sei formato da tanti colori e li assorbi tutti, prendendone le qualità. Per esempio, dal giallo prendi la forza e la gioia di vivere; dal rosso la passione e l’amore per tutte le creature; dal verde la speranza per un mondo migliore e per la rivincita della natura sull’uomo; dal blu l’idea di purezza, della calma e della pacatezza; dal marrone la soddisfazione; dal rosa l’amore per gli altri e per se stessi”.
Soddisfatto di sentirsi completo, andò dagli altri colori e mostrò loro il libro di fisica in cui si parlava delle proprietà del nero.
“Il colore nero è la somma di tutti i colori: esso esalta i contrasti e rende visibili le altre tinte a lui accostate.”
E poi...il nero sta bene con tutto!
Giustizia era fatta!!!
LA LETTERA U ED IL SORRISO
C’era una volta una piccola lettera, la lettera U, che si sentiva insignificante perché provava sempre una sola emozione, che manifestava con il sorriso. Tutte le altre lettere dicevano alla povera lettera U che, anche nelle tristi storie, lei sorrideva sempre e pensavano che ridesse di loro, anche quando si facevano male.
Per questo l’avevano esclusa e lei si sconvolse così tanto che…. si capovolse e se ne andò dal re delle lettere, chiamato anche Alfabetista “Caro re, tutti mi hanno escluso e per questo mi sento depresso e mi sono rovesciato . Ho deciso pertanto di allontanarmi dal regno di Alfabeto. Non sopporto più atti di bullismo nei miei confronti. Tanti vedono il mondo con



cattiveria e non capiscono che le persone possono anche vederlo in modo diverso, in modo positivo e con il sorriso.
Mi allontanerò da loro per un lungo periodo.”
Da quel giorno, però, le lettere diventarono sempre più tristi e sentirono la mancanza di U; altre si sentirono insignificanti: L_PO non aveva più la grinta necessaria per aggredire gli altri animali; il B_RRO non condiva più gli altri alimenti, amalgamandoli con passione. Il signor C_BO di R_BIK era sparito dai giocattoli per ragazzi. C_ORE non riscaldava più d’amore e di passione l’animo delle persone e la stessa A_RORA non illumina più le tristi e cupe giornate invernali.
TUTTO era diventato TATTO e non si sentiva più completo. Proprio per questo motivo, alcune lettere che si sentirono in colpa e penalizzate dalla sua fuga, decisero di andare a trovarla. La lettera T prese coraggio e iniziò a parlarle: ”Ci mancano la tua allegria e la tua voglia di vivere, perché senza di te il mondo è grigio”. Allora la decise che, dopo quelle parole che la lettera T le aveva dedicato, sarebbe tornata ad essere la solita lettera U, felice e allegra come una volta.

LO ZERO E LA LIBERTA'
C’era una volta in India, circa 6.000 anni fa, il vuoto, il nulla, al quale gli uomini attribuirono il simbolo 0, un numero che non si somma né addiziona, ma senza il quale in matematica gli altri numeri non esisterebbero.
In realtà ZERO si abituò un po’ alla volta a stare sempre in compagnia con tutti gli altri numeri, ma si sentiva costretto, in catene. Voleva gustarsi ogni tanto anche un po’ di libertà, quel valore che non aveva mai provato in vita sua.
L’8 provò a spiegargli cosa fosse la libertà:-Essere liberi significa fare quello che si vuole, senza che nessuno ti intralci. Quello che si prova è davvero unico: gioia, felicità, serenità nel godersi quel momento davvero magico- .
Il povero ZERO voleva anche lui provare quella libertà, quindi andò dal maestro dei numeri e gli chiese:- Perché non posso stare da solo, senza gli altri numeri?-.
Il maestro gli rispose: -Sì che puoi: puoi girovagare solo soletto senza una meta precisa, oppure ti posizioni davanti a tutti gli altri numeri, rimanendo però solo in testa alla carovana-.
Da quel giorno ZERO volle provare la libertà e rimase per mesi solo soletto o a capo di qualche
colonna numerica; ma alla decima luna, stanco di una libertà provata in solitudine, decise che gli mancava la compagnia degli altri numeri ,quindi si chiese se fosse meglio la libertà in solitudine, oppure il carcere dell’amicizia.
Lo ZERO non seppe rispondere a queste importanti domande e alternò spesso i due momenti, non riuscendo a rinunciare a nessuno di essi.
COLLA CONTRO LE BUGIE
C’era una volta, in un astuccio, una colla di pesce che era nata in Russia, dallo storione papà del caviale. Tutti, dal primo istante che l’avevano vista, la prendevano in giro per il fatto che aveva un aspetto brutto ed era tanto appiccicosa. Le forbici le ripetevano:” Vuoi sempre catturare con la forza tutti gli amici per te stessa, lasciando il resto della cancelleria senza alcun amico.”
La matita ribatteva:” Sei sempre appiccicosa e puzzi un sacco; secondo me devi farti una doccia almeno una volta al mese…” e continuava: ”Ma quando ti lavi? Una volta ogni 16 anni?”.
La povera colla era talmente triste che non riusciva più ad attaccare niente e perdeva continuamente lacrime, che si appoggiavano nel tappo e dopo un minuto si seccavano.
Il righello, che era elegante e con un bel fisico, sosteneva che la colla fosse cicciona e non proprio elegante come lui. Anche le schede si lamentavano perchè la colla continuava ad attaccarle al foglio contro il loro volere. Allora, delusa ed amareggiata dalle bugie dei suoi compagni di astuccio e insoddisfatta del suo carattere e del suo aspetto, decise di andarsene lontano. Mentre camminava, pensava di voler diventare come il righello, che tutti apprezzavano per la sua eleganza; oppure come le forbici perchè non catturavano con la forza gli amici. Ma, riflettendoci bene, era anche contenta di
essere COLLA perchè quello che gli altri vedevano come aspetti negativi, lei li vedeva come positivi:
per esempio, lei diceva che voleva che le schede e il foglio diventassero amici, invece di essere come la forbice, che continua a tagliare e a dividere le persone.
Aiutava i bambini a fare i lavoretti e gli adulti, perchè fungeva da gel per le creste.
D’altra parte, i fogli non trovarono alternative alla colla per attaccare le schede ai fogli; le maestre alle scuole elementari non sapevano come incollare i pezzetti di carta al cartoncino; le stesse forbici, quando tagliavano qualcosa per sbaglio, non riuscivano più a rimediare.
Allora i suoi compagni di astuccio decisero di impegnarsi per trovare COLLA, capendo l’importanza del suo utilizzo e le sue finalità.
Dopo un po’ la ritrovarono in classe che si nascondeva dietro l’armadio, per piangere lacrime appiccicose.
Allora le forbici, la matita e il righello la consolarono e le dissero che a loro dispiaceva tanto e che in realtà era una brava amica . A quel punto la colla smise di piangere e si consolò. Alla fine si convinse di ritornare con tutti i suoi amici e, anche se era appiccicosa e puzzava un po’, ai suoi amici non importava più niente e capirono che senza la colla non riuscivano a svolgere il loro lavoro.
IL BRUCO E L'IMPORTANZA DEL PIANTO
C’era una volta un bruco che continuava a pensare di essere l’animale più brutto della terra e quindi continuava a piangere giorno e notte, inondando il tronco in cui viveva. Gli altri animali, quasi per dispetto, lo prendevano continuamente in giro, per cui esso si deprimeva sempre più. Un giorno, stanco di essere sempre deriso, andò a chiedere consiglio a MADRE NATURA. Lei lo accolse, chiedendogli perchè fosse giunto da lei e così il bruco rispose: ”Cara madre natura, sono venuto qui per chiederti perchè sono proprio io l’animale più brutto della terra” .
MADRE NATURA rispose: ”Non è vero ; vedrai che maturando non piangerai più e nessuno ti prenderà in giro. La sofferenza ti trasformerà in un animale bellissimo” .
Il bruco allora, anche se non tanto convinto dalle parole
di MADRE NATURA, se ne tornò mogio mogio nel suo tronco, dove continuò a riflettere sui diversi modi con cui avrebbe potuto cambiare la sua situazione.
Cominciò, quindi, a rinchiudersi nella sua crisalide continuando a meditare, soffrire e riflettere. E soffrendo, riflettendo e meditando, sentì che stava cambiando qualcosa in lui.
Due settimane dopo la sua crisalide si ruppe e… provò un grande senso di libertà, come non aveva mai sentito prima, librandosi nel cielo. Avendo le ali dietro la schiena, non si accorse che esse erano multicolore e bellissime.
Arrivato sopra le abitazioni degli animali del prato, il bruco scoppiò a piangere ricordando le cattiverie degli altri, ma la talpa prese la parola e chiese: "Caro amico, perché piangi così?” Il bruco rispose: “Piango perché sono l’animale più brutto della terra e tutti mi prendono in giro!”.
La talpa, per tutta risposta: “Come fanno a prenderti in giro, se sei una bellissima farfalla?”
“Davvero sono una bellissima farfalla?” chiese molto sorpreso il bruco che andò a specchiarsi al laghetto per ottenere una conferma. Soddisfatto del suo aspetto, il bruco era finalmente felice perché pensava che il suo piangere a dirotto lo avesse aiutato a superare le difficoltà ed a cambiare la situazione.
In realtà, anche noi sappiamo che il pianto, anche se non nel modo in cui pensa il bruco, ha la sua importanza perché aiuta a sfogarsi, a liberarsi da emozioni negative, a parlare a se stessi per poi migliorarci e a “pulire” gli occhi per vedere il mondo in modo diverso.
IL MESTOLO E LA VITTORIA DEL BENE
Io sono il mestolo, un oggetto banale ma di uso quotidiano e molto utile.
Tutti gli utensili di cucina, taglienti e forti, hanno deciso di prendermi in giro a causa della mia debolezza.
Ha cominciato il pelapatate: -Nella vita bisogna essere forti ed aggressivi, altrimenti tutti ne approfittano. Per questo guarda me: sfiderò la signorina Mezzaluna ad una gara che vincerà chi taglierà dieci chili di patate in soli tre minuti!!! -.
Detto questo, Mestolo fece da arbitro al duello, che fu vinto dalla signorina Mezzaluna, nonostante le arie da supereroe del signor Pelapatate.
Dopo la disonorevole sconfitta, pelapatate rimase in silenzio, mentre continuò il signor Mattarello, che voleva mettere in evidenza le sue doti con Mestolo: -Quando la casalinga insegue i suoi figli, mi usa per fare loro paura. Fai lo stesso, visto che tu sei di legno e puoi bastonare! Ti sfido a stendere trenta….. Ah! No!!!! Visto che sei inesperto, facciamo dieci kg di pasta sfoglia in tre minuti-.
Il mestolo accettò. Cominciarono la sfida: il Mattarello era già a buon punto, quando Mestolo si interruppe bruscamente perchè aveva sentito dei lamenti e si era diretto, tutto sporco, verso quel rumore che non gli piaceva affatto: era un bebè affamato che strillava per la fame. Senza pensarci tanto su, Mestolo si tuffò in una minestra a 87 gradi, ustionandosi pur di sfamare quel meraviglioso bambino.
In quel momento non aveva pensato assolutamente alla competizione, tanto che il coltello lo incitò a proseguire la gara:-Tu devi dimostrarti forte con gli altri, non devi intenerirti con facilità-.
Mestolo, stanco dei consigli di tutti, rispose :-Non mi importa essere come voi: io sarò sempre gentile ed aiuterò sempre i più bisognosi, soprattutto i neonati, gli anziani e gli ammalati. Sono soprattutto loro che hanno bisogno di uno come me! Non sono forte come lo siete voi e mai lo vorrò essere. Per me la qualità più importante è essere generoso ed altruista nei confronti degli altri ed in questo mi sento il migliore-.
