








Indice
I° canto "La selva oscura" Pag. 4
I° canto "L'incontro tra Dante e Virgilio" Pag. 6
III° canto "Varchiamo la soglia dell'inferno" Pag. 8
III° canto "Caronte" Pag. 10
V° canto "Paolo e Francesca" Pag. 12
VI° canto "Cerbero" Pag. 14
XXVI° canto "Ulisse" Pag. 16
XXXIV° canto "Lucifero" Pag. 18
XXXIV° canto "Fin arriveder le stelle" Pag. 20

"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita."
Nel I° canto dell'Inferno Dante si trova sperduto nella simbolica "Selva oscura": allegoria del peccato in cui l'anima dell'uomo si smarrisce perdendo così la dritta via. Dante la descrive così spaventosa, tanto che solo la morte lo è un pò in più.

"Tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
lo bello stilo che m’ ha fatto onore."
Virgilio è la guida di Dante, colui che lo accompagnerà fino al Purgatorio. La scelta di Virgilio come guida nei primi due regni dell’oltretomba non è stata una scelta casuale. Dante è un suo grandissimo stimatore , e sin dalla sua giovinezza il sommo poeta ha sempre studiato la figura di Virgilio e soprattutto l’Eneide. Dante quindi vede in Virgilio la figura ideale come sua guida in un viaggio straordinario. Dopo questo viaggio Dante infatti sarà un altro uomo.

"Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapïenza e ‘l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’. Queste parole di colore oscuro vid’ ïo scritte al sommo d’una porta"
Dante e Virgilio giungono di fronte alla porta dell'inferno, su cui campeggia una scritta di colore scuro. Essa mette in guardia chi sta per entrare, ammonendo che tale porta durerà in eterno e che una volta varcata non c'è speranza di tornare indietro. Dante non ne afferra subito il senso e Virgilio lo ammonisce a sua volta a non aver paura e a prepararsi all'ingresso nell'Inferno, tra le anime dannate. Quindi il poeta latino prende amorevolmente Dante per mano e lo conduce attraverso la porta

"Ed ecco verso noi venir per nave un vecchio, bianco per antico pelo, gridando:"Guai a voi, anime prave! Non isperate mai veder lo cielo: l'vengo per menarvi a l'altra riva ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo. Caron dimonio, occhi di bragia, loro accennando, tutte le raccoglie; batte col remo qualunque s'adagia".
Il Caronte di Dante è un vecchio coperto di barba bianca, con gli occhi circondati da fiamme, che minaccia severi castighi ai dannati e li fa salire sulla sua barca, battendo col remo le anime che si adagiano sul fondo. Anche Virgilio lo aveva descritto nel libro VI dell'Eneide, durante la discesa agli Inferi di Enea: è un vecchio dall'aspetto squallido, che fa salire sulla sua barca le anime dei defunti .


Noi leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto come amor lo strinse; soli eravamo e sanza alcun sospetto. Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse. Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante»
Dante parla a Francesca, chiamandola per nome, e chiedendole in quali circostanze sia iniziata la loro relazione adulterina. Francesca risponde dapprima che è doloroso ricordare del tempo felice, ma se Dante vuole sapere l'origine del loro amore allora glielo racconterà. La donna narra che un giorno lei e Paolo leggevano per divertimento un libro, che parlava di Lancillotto e della regina Ginevra. Più volte la lettura li aveva indotti a cercarsi con lo sguardo e li aveva fatti impallidire. Quando lessero il punto in cui era descritto il bacio dei due amanti, anch'essi si baciarono e interruppero la lettura del libro, che fece da mezzano della loro relazione amorosa. Mentre Francesca parla, Paolo resta in silenzio e piange; Dante è sopraffatto dal turbamento e sviene.
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