
LE ORIGINI DI NAPOLI
L'isolotto di Megaride fu il luogo del primo approdo dei Greci che cominciarono a conquistare il golfo di Napoli nel IX secolo e successivamente nel 475 a. C. fondarono Neapolis
Un'antica leggenda narra che Partenope, una delle tre sirene che cercarono invano di fermare il marinaio Ulisse, si lasciò morire proprio sull'isolotto di Megaride ove il suo corpo si dissolse e si trasformò nella morfologia del paesaggio partenopeo
l poeta latino Virgilio che trovò l’uovo, lo nascose nelle segrete dell'edificio: aveva il potere di mantenere in piedi l'intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli Nell'antichità il castello ha subito dei danni che ne hanno modificato l’aspetto originario.
Il Castel dell'Ovo è il castello più antico di Napoli. Deve la sua denominazione alla famosa leggenda dell'uovo nascosto da Virgilio nei sotterranei della fortezza. L'integrità dell'uovo preserva ancora il Castello e la città dalle sventure
Matilde Serao, scrittrice napoletana degli inizi del '900, nonché fondatrice del quotidiano Il Mattino di Napoli, narra un’altra leggenda circa la nascita di Neapolis.
Una fanciulla, di nome Partenope, che viveva in Grecia, promessa sposa ad un altro uomo, si innamorò di un giovane e bellissimo eroe ateniese Cimone, insieme decisero di fuggire e approdarono sulle coste del golfo di Napoli. Partenope diede alla luce 12 figli diventando così la Signora dei partenopei.
Un'altra leggenda dell'Ottocento narra che Partenope era una sirena che abitava sulle coste del golfo di Napoli. Un giorno un centauro dal nome Vesuvio la vide e se ne innamorò. Partenope e Vesuvio finirono per essere ostacolati da Zeus, anch’egli innamorato della sirena.
Il potente dio Zeus, trasformò Vesuvio in un Vulcano, in modo che la sirena lo potesse vedere senza avere la possibilità di toccarlo. Partenope, non sopportando l’idea, si tolse la vita gettandosi da uno scoglio in mare ed il suo corpo finì sullo scoglio di Megaride per poi assumere la forma dell'incantevole città di Neapolis.
L'antica Neapolis greco-romana nella sua architettura urbanistica aveva l'aspetto di un quadrato: tre grandi strade i decumani (plateai) erano disposte in maniera parallela da est verso ovest e venivano intersecate dai cardines (stenopoi)
Il Decumano maggiore (decumanus maximus) è quello centrale, via dei Tribunali. Nel punto centrale di questa strada era disposta l'agorà durante l'epoca greca e il foro durante l'epoca romana
Il Decumano inferiore (decumanus inferior), noto a tutti come "Spaccanapoli", divide la città antica tra nord e sud. Corrisponde all'attuale via San Biagio dei Librai
Il Decumano superiore (decumanus superior) oggi corrisponde a via della Sapienza, via dell' Anticaglia e via dei Pisanelli e degli Apostoli. Il suo aspetto antico è molto mutato nei secoli
I decumani sono attraversati da strade chiamate cardi o cardini. Il cardine più importante è via Duomo dove sorge la cattedrale di S. Maria Assunta (Duomo di Napoli), è una delle basiliche più importanti della città i cui stili architettonici vanno dal gotico puro del 300 fino al neogotico ottocentesco. Il Duomo custodisce la Cripta contenente il sangue di S.Gennaro, primo Patrono di Napoli. Tre volte l’anno si celebra la liquefazione del sangue di S.Gennaro, il famoso miracolo.
Altro cardo famoso è via S. Gregorio Armeno, caratterizzata dell'architettura urbanistica greca presente in tutto il centro antico della città. Questa strada è nota in tutto il mondo per la presenza di botteghe artigiane che espongono pastori per il presepe natalizio.
LE CATACOMBE DI SAN GENNARO
Tra la Neapolis greca e la città di oggi ci sono metri di sottosuolo.
Nel popoloso rione Sanità basta scendere una breve rampa di scale per viaggiare nel tempo e riscoprire il valore che la Fede ha sempre avuto per i Napoletani.
Il nucleo originario delle Catacombe di San Gennaro risale al II secolo d. C.,ma l'ampliamento iniziò nel IV secolo in seguito alla deposizione delle spoglie di Sant'Agrippino, primo patrono di Napoli.
Queste antiche aree cimiteriali sotterranee sono tra le più grandi dell'Italia meridionale e rappresentano il più importante monumento del Cristianesimo a Napoli.
Sono disposte su 2 livelli, molto ampi grazie alla solidità del tufo in cui è scavata una navata che conserva una sedia scavata nella roccia e l'altare.
IL CIMITERO DELLE FONTANELLE
Il cimitero delle Fontanelle è un antico cimitero napoletano, chiamato così per la remota presenza di fonti d'acqua nella zona. Accoglie i resti di circa 40000 vittime della grande peste del 1656 e del colera del 1836.
Il Cimitero è noto per il culto delle "anime pezzentelle": i fedeli ci si recavano per adottare una capuzzella; durante le visite il cranio veniva pulito e lucidato in cambio di favori. Se le anime non giungevano in sogno e, quindi, il favore non si realizzava, la capuzzella veniva abbandonata a sé stessa e si procedeva a una nuova adozione

Pozzo di Santa Candida
SAN PIETRO AD ARAM
Questa è una delle tante basiliche dedicate a San Pietro, dove si praticava il culto delle anime del purgatorio. Nella Basilica si trova un pozzo che sembra lenisca i dolori del parto.
San Pietro è anche custode di molte leggende, come quella di Santa Candida e Sant' Aspreno.
La leggenda ha inizio quando San Pietro per diffondere la parola di Dio arriva a Napoli e incontra Candida, una donna malata di una malattia inguaribile. Così il Santo le dice che se si fosse convertita al Cristianesimo l' avrebbe guarita. Dopo essere stata guarita divenne la prima fedele napoletana e chiese a San Pietro di curare il suo amico Aspreno che soffriva della stessa malattia. Aspreno, ottenuta la guarigione, si convertì e divenne un fedele talmente fervente che San Pietro lo nominò primo vescovo di Napoli
Nella chiesa si trova una pietra con una cavità dagli effetti miracolosi. Coloro che soffrono di emicrania guariscono poggiando la testa nella cavità .
A questa leggenda i Napoletani riconducono fantasiosamente il legame tra l'Aspirina e Sant'Aspreno.
Hanno collaborato:
Di Marzo L., Fernando K., Fontana E., Raia A.
1D - 1F

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