
ACHILLE E AGAMENNONE

Se te ne vuoi andare, fallo, io a differenza tua ho moltissime persone che mi fanno onore
Quando Achille lasciò la parola ad Agamennone egli disse:

Quando Agamennone finì la frase Achille non riuscì a trattenere tutta la rabbia che aveva dentro, quindi disse:
Allora, caro Agamennone, te lo dico con calma: vuoi dare la gloria a qualcun altro di ucciderti o vuoi che lo faccia io?

Agamennone con sicurezza disse:
Se in battaglia mi uccidessero, tu non potresti avere la gloria di aver ucciso un guerriero dalla nobile armatura, e io non voglio rimanere in debito con te, quindi se dobbiamo lottare facciamolo ora.




Dopo aver indossato le armature, iniziarono a combattere, erano sicuri di loro.





Dopo poco, Agamennone abbassò la guardia per qualche secondo, e inaspettatamente, Achille lo ferì.





Agamennone, ormai già oscurato dal Fato disse:
Sento già quel brivido di freddo sul cuore, pugnalami, non ti servirò rancore, e oltretutto tu avrai quello hai da sempre voluto: uccidermi, quindi fallo.






Achille, non ebbe pietà per il guerriero, per questo motivo lo pugnalò. Con goduria disse:
Caro Agamennone, non avrei voluto farlo ma dovevo, per il bene mio e della società.
PRIAMO



Il vecchio Priamo era così triste della morte del figlio, che andò di persona all'accampamento di Achille.



Priamo andò da Achille e gli disse piangendo:
Caro rivale, so che ora
non vorrai sentire le
mie lamentele, ma ti
chiedo, supplicando
in ginocchio di riavere
il corpo di mio figlio.



Achille, sorpreso dalla visita del nemico, disse commosso dalle lacrime:
Priamo, non credevo
saresti venuto qui,
mi hai toccato il cuore,
quindi , anche se
manco di rispetto al
mio popolo ti
darò il corpo di tuo
figlio. Ti darò anche 11
giorni di tregua.
ULISSE E POLIFEMO
Riassunto: Ulisse entrò nella grotta di Polifemo insieme ai suoi compagni e si nascosero. Polifemo dopo aver pascolato le sue pecore rientrò nella grotta e vide queste piccole persone. Gli chiese chi fossero e che cosa ci facessero qui, gli chiese come si chiamassero e il furbo Ulisse gli disse che si chiamava “Nessuno“. Gli achei escogitarono un piano, faranno ubriacare Polifemo e lo accecheranno con un palo rovente. Arrivò il momento di mettere in atto il
loro piano. E così fecero. Polifemo si mise ad urlare dicendo che Nessuno lo aveva accecato, i suoi amici vista la strana frase dissero al ciclope di pregare suo padre Poseidone e mentre le pecore uscivano dalla grotta Ulisse e i suoi compagni si legarono sotto ai montoni e scapparono.
La prospettiva di Polifemo: dopo aver pascolato le mie amate pecore rientrai nella grotta e vidi delle strane creature. Uno di loro mi disse il suo nome, “Nessuno“, e io inconsciamente ci cascai. Mi fecero ubriacare e mi misero un palo rovente nel mio unico occhio, io urlai e a quel punto capii che Nessuno mi aveva fregato. Ora devo ancora scoprire il suo vero nome però mio padre Poseidone mi ha detto che nel suo viaggio di ritorno in patria gli darà i tormenti.
IL CANE ARGO
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