Alla Nostra Scuola
Alla nostra Dirigente
Alle nostre bambine e ai nostri bambini.
Jerome Bruner

INTRODUZIONE
MIGLIAIA di anni fa nell'antica Grecia narratori e poeti tramandarono storie di dèi ed eroi.
Sono tantissime e sono arrivate fino a noi in diverse varianti avventurose, spaventose,
talvolta terrificanti e altre volte poetiche.
Vi racconteremo alcune storie per farvi conoscere il mondo dei miti greci.
Incontreremo dèi potenti e capricciosi, mostri, titani, ciclopi, re e regine, ma anche uomini semplici e coraggiosi, donne bellissime e tanti animali.
La storia che vi voglio raccontare è una storia crudele e a volte raccapricciante, ma così ci è stata tramandata dal poeta Esiodo e da molti altri antichi poeti greci: si tratta delle vicende di Crono, figlio di Urano e di Gea, della sua compagna Rea, ma soprattutto del loro ultimo figlio, Zeus , che divenne il padre di tutti gli dèi.
Crono e Rea si sposarono ed ebbero molti figli. Crono si sentiva forte ed importante per aver ricevuto in eredità dal dio Urano il potere, ma la sua voglia di dominare il mondo e la sua crudeltà erano tali da trasformarlo in un mostro, perfino nei riguardi dei suoi figli.
Per impedire che, una volta cresciuti, potessero mirare al trono regale che voleva per sé soltanto, alla loro nascita egli li divorava, anzi, scrive Esiodo, li inghiottiva!
La povera Rea soffriva terribilmente e, disperata, non era più disposta a subire una simile crudeltà. Quando si avvicinò il tempo della nascita di Zeus pregò i suoi genitori, Gea e Urano, di aiutarla.
Ed essi lo fecero: le suggerirono un astuto sotterfugio, per sottrarre il bimbo alle fauci del potente e sanguinario Crono.
Il trucco era proprio offrire al compagno una grossa pietra avvolta in fasce, al posto del neonato.
Crono la prese tra le braccia e, come aveva fatto con gli altri suoi figli, la inghiottì con foga, senza capire che si trattava di un sasso indigeribile.
Rea era riuscita a salvare il suo bambino, che era rimasto in vita proprio perché un giorno avrebbe scacciato il padre dal suo trono per regnare sopra tutti gli dèi.
Rea fuggì all'ira di Crono e fu trasportata nell'isola di Creta, sul monte Ida, dove si nascose in una caverna tra i boschi con il bimbo. In quel luogo, dove Rea batteva con i piedi il terreno, subito sgorgarono fonti d'acqua, perché potesse lavarsi e lavare il bambino. La foresta divenne più fitta e con i suoi rami rese invisibili il nascondiglio e la grotta in cui madre e figlio vivevano.
Il piccolo Zeus fu adagiato in una culla di ramoscelli intrecciati appesa fra i rami più robusti degli alberi, come in una piccola amaca.
Ma come a tutti i bambini gli capitava di piangere, e i suoi vagiti erano un grande pericolo: un buon nascondiglio non funziona se un bimbo piange e si fa sentire tutto intorno! Anche il padre cannibale avrebbe potuto sentirli.
E perché il pianto del bimbo non arrivasse agli orecchi di Crono, i Cureti, giovani danzatori cretesi, furono chiamati a danzare intorno a lui con un ritmo incessante battendo le armi sugli scudi e facendo un gran baccano.
Ma chi nutriva questo neonato in mezzo alla foresta? Si racconta che fossero la ninfe dei frassini, le Melie, l'ape Panacride con il suo miele: il nutrimento più adatto agli dei, in quei tempi considerato il più puro e incontaminato, che oggi si direbbe più BIO. E ancora adesso è così, se lavorato in modo naturale.
Si racconta che a nutrirlo col latte abbondante delle sue mammelle fu anche una capra di nome Amantea.
In seguito questo animale è diventato leggendario perché fu premiato da Zeus in un modo veramente degno di un dio: egli infatti, per ricompensarla, alla sua morte la rese immortale facendola apparire insieme ai suoi capretti su, nel cielo stellato: nelle notti limpide brilla nella costellazione dell'Auriga.
E non basta. Da un corno spezzato di quella capra, fece uscire in abbondanza frutti e ricchezze. Secondo alcuni racconti da questo corno generava e usciva tutto quanto di bello e di buono il proprietario desiderasse. Da questa tradizione deriva il nome
" cornucopia", il cui significato é proprio "segno di abbondanza".
Quante parole del nostro linguaggio attuale hanno origine da vocaboli e tradizioni dell'antica Grecia!
E che successe in seguito al terribile Crono?
Si racconta che riuscì a vomitare quella pietra, che, dopo alcuni anni, fu trasportata a Delfi, un luogo sacro per i greci, e fu venerata per secoli. Forse si trattava di un meteorite.
E voi certamente sapete che un meteorite è una pietra caduta dal cielo. Ma allora come poteva essere stata inghiottita da Crono?
Ovviamente si tratta di un mito, una leggenda.
Questa storia si è conclusa, ma se girate pagina vi aspetterà un'altra avventura.
Al prossimo mito...
Funesto fu il giorno in cui una ragazza molto curiosa di nome Pandora aprì il vaso che Zeus le regalò per il suo matrimonio. Ma tutto ebbe inizio così...
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