Fiabe in erba è frutto di un laboratorio espressivo-creativo dove gli alunni, guidati dalla scrittrice Annalisa Di Gregorio, hanno utilizzato il linguaggio scritto per esprimere emozioni, stati d’animo o progetti futuri.
Le loro fiabe, ricche di prove che vengono superate, raccontano di come ogni ostacolo può essere affrontato e trasformato in occasione di crescita.
L’illustrazione del proprio testo ha completato, infine, questo percorso di creatività e fantasia.
Le prof.sse Buccoliero - Lucchese Luisa

UNA STORIA FANTASTICA




LA PALLA MAGICA
C’era una volta una famiglia composta da mamma, papà e tre fratelli: il ragazzo più piccolo si chiamava Riccardo, poi c’era Marco e, infine, la sorella più grande Sara.
Riccardo giocava a calcio e aveva una sua palla che usava sempre.
Un giorno Riccardo aveva una partita con gli amici, così decise di portare la sua palla che fu calciata da Marco e “BOOM” la palla scoppiò. Riccardo si disperò in quel momento perché per lui quella palla era importantissima, però, in seguito, decise di andare a comprarne un’altra.
Quella sera successe una cosa strana: quando Riccardo iniziò a gonfiare la palla, notò un segno un po’ strano che toccò e… PUUF si trovò in un altro mondo dove c’era la sua famiglia intrappolata. Gli apparve un mago che gli disse: - Devi superare 3 prove, se vuoi puoi scegliere un componente della tua famiglia come aiutante -. Riccardo scese Marco che aveva con sé la sua vecchia palla.
La prima sfida per liberare la sua famiglia consisteva nel fare gol da metà campo: ce la fece al primo colpo e il mago gli fece anche i complimenti. La seconda sfida era una gara di corsa da fare entro 9 secondi e aveva solo 3 tentativi. Riccardo riuscì al secondo tentativo in 8,59 secondi. Il mago, allora, gli disse: - Questa sfida non la supererai molto facilmente -. Doveva affrontare Spongebob in versione gigante, ma Riccardo per la sua famiglia era disposto a tutto. Mentre subiva dei colpi, Riccardo si ricordò della sua palla così grido a Marco - Passamela - Riccardo fece un tiro potentissimo che colpì il suo nemico e lo fece scoppiare. Prese la chiave per liberare la sua famiglia e insieme ritornano nel mondo normale, amato ancora di più dai suoi cari con i quali visse felice e contento.

ALESSIO E I SUOI COMPAGNI DI VITA
C'era una volta un ragazzo di nome Alessio: basso, bello, magro ma sempre sfortunato. Un giorno stava giocando a carte con suo papà, quando gli squillò il telefono, era suo nonno che gli disse: “È ora!”. “Per fare cosa?” chiese Alessio e il nonno rispose: “È l’ora di andare a trovare i tuoi 3 compagni di vita, però dovrai affrontare alcune prove”.
Il giorno del suo 15° compleanno Alessio partì e cominciò il suo viaggio: era faticoso, c’era tanta strada da fare e il cibo scarseggiava. Un giorno trovò un folletto che gli chiese: “Ti chiami Alessio?” e Alessio disse esultando: “SIIII”. Il folletto continuò: “Bene, il tuo compito è quello di entrare nella pancia di questo drago senza farti bruciare, nel suo interno troverai una pinza magica multiuso, dovrai tagliare la pancia del drago e uscire fuori. La pinza sarà tua per tutta la vita.”
Il drago iniziò a sputare fuoco e Alessio non riusciva ad avvicinarsi. A un certo punto uscì magicamente dalla sua tasca una coscia di maiale che il drago volle mangiare. Così, approfittando della sua bocca aperta, Alessio entrò dentro, trovò la pinza multiuso, tagliò la pancia del drago e riuscì a uscire prima che il drago morisse.
Dopo tanti giorni ci fu la seconda prova. Incontrò una fata che gli disse: “Entra nell’albero gigante, lì sopra troverai una principessa che ti dirà come usare una bicicletta da corsa”. Alessio salì e, dopo una dura arrampicata e il superamento di diversi ostacoli, ce la fece. Trovò la principessa, con una bici bianca e magica, che gli disse: “Scendi con la bici giù da questa discesa, quando sei giunto a destinazione la bici si può rimpicciolire e mettere in tasca”. Alessio salì in sella e pedalò fino alla fine della discesa.
Passarono altri sei giorni e incontrò una strega che disse: “Vai nella stalla, dovrai addestrare il cavallo, se ci riesci nel giro di una settimana sarà tuo”. E anche questa volta Alessio riuscì nell’impresa. Addestrato il cavallo, si mise in viaggio verso casa, contento di aver superato tutte le prove.

LA LEGGENDA DI XAVIER
C’erano una volta 2 Stati, uno rappresentava il bene e l’altro il male, infatti furono chiamati così e tra loro facevano molte guerre. Le persone potevano avere un potere che si assegnava alla nascita e questo potere lo si poteva rubare uccidendo la persona che lo possedeva. I poteri poi erano suddivisi in livelli che, partendo da quello più basso, col tempo e rafforzandosi si poteva arrivare al massimo.
Nello Stato del Bene c’erano persone gentili, accademie dei poteri e un comandante giusto e forte che aveva il livello massimo e che usava i poteri con abilità. Il territorio del Male, invece, era posseduto da orribili mostri e avevano poteri mostruosi e volevano conquistare territori e poteri del bene. Si narrava anche la storia di un ragazzo che aveva un’abilità assurda con l’uso dei poteri e i suoi livelli erano altissimi: il suo nome era Xavier.
Xavier, siccome aveva il potere del fuoco, quando nacque aveva fiamme nelle mani di colore blu perché di livello alto.
Un giorno la sua città subì un'incursione e i suoi genitori morirono per salvarlo, aveva solo 4 anni. Stavano per ucciderlo ma per fortuna arrivarono le truppe alleate che salvarono i sopravvissuti. Un maestro di un’accademia di nome Jake scelse di prendersi cura di lui. Al primo giorno di allenamento sembrava che Xavier si allenasse da anni. Il quinto giorno sviluppò il secondo potere, e il maestro rimase a bocca aperta. Corse dal comandante per chiedere di fargli svolgere degli allenamenti speciali e di farlo sapere a tutta la nazione. In pratica Xavier veniva trattato come un principe: aveva allenamenti speciali, viveva nella casa del comandante, aveva un sacco di cose private, ecc. Si allenò così tanto che batté i suoi insegnanti e chiese di unirsi a delle truppe speciali perché aveva un desiderio di vendetta enorme per i suoi genitori. Nelle lotte era una macchina da guerra, sterminava qualsiasi cosa aveva davanti.
Nel frattempo si fece anche degli amici, il suo migliore amico era Percy, molto bravo anche lui. Giocavano, parlavano, si allenavano e stavano bene insieme. Arrivò un giorno in cui, contro una truppa, incontrò gli stessi mostri che uccisero i suoi genitori, che, nel frattempo, erano diventati molto più potenti di prima. Xavier fece molta fatica contro di loro e fu catturato e legato davanti a Percy. Xavier piangeva, ma in un attimo si calmò e ricordò tutto quello che aveva imparato e lo mise in atto: si slegò dalla corda senza farsi vedere e sterminò tutti liberando gli alleati. Grazie a Xavier, che divenne uno stratega impressionante per le truppe, riuscirono a conquistare il male e a liberare tutti!

TIMMY IL CONIGLIO FORTUNATO
C'era una volta un coniglio di nome Timmy. Era un coniglio molto grande: aveva il pelo color marroncino chiaro, un collare con attaccato un cuore, gli occhi e il naso neri, delle grandi orecchie, delle lunghe zampe (sia inferiori, sia superiori) e un pon-pon molto morbido. A Timmy piaceva molto correre spensierato per i campi, ma purtroppo c'era un problema...si sa che ci sono le zecche sull'erba, quindi Timmy doveva andare alla ricerca di un paio di calzini. Lui correva, correva, ma non aveva trovato niente per terra. Ad un certo punto, Timmy aveva visto un signore in lontananza, così aveva in mente di avvicinarsi e chiedergli se per caso lui avesse dei calzini da prestargli per non prendere le zecche. Questo gentile signore gli aveva detto: "Certo, adesso vieni pure con me che andiamo a casa e ti tolgo quelle brutte zecche e ti do dei bei calzini". Timmy era felicissimo perché finalmente non si prendeva più le zecche. Nel tragitto per andare a casa, Timmy aveva chiesto a questo signore come si chiamava e il signore gli aveva risposto che si chiamava Pierino. Timmy era ancora più felice di prima perché sapeva il nome di questo signore. Arrivati a casa, Pierino aveva tolto tutte le zecche a Timmy e gli aveva consegnato i calzini. Messi i calzini, Timmy aveva salutato con un grandissimo sorriso il signor Pierino. Timmy spensierato, felice e contento, aveva cominciato a correre per i campi ma, ad un certo punto, si era alzato tantissimo vento. Timmy aveva le orecchie molto grandi, quindi quando correva controvento, ogni secondo gli venivano in faccia e gli davano molto fastidio perché non vedeva più niente. Cosi aveva cominciato a correre sperando che trovasse una fascia per tenere ferme le orecchie.
Fortunatamente ne aveva trovata una. Le orecchie stavano ferme. Timmy era felicissimo e aveva continuato a correre felice e contento per i campi!

UN MONDO FORTUNATO
C’era una volta un pescatore che abitava con suo padre in una casetta mezza pericolante.
Per guadagnare doveva pescare nel solito stagno putrido, nonostante ciò, era pieno di pesci. Un giorno sentì tirare l’amo da qualcosa di molto pesante, così arrotolò velocemente il filo della sua canna e vide che attaccato all’esca c’era una rana di metallo piena di meccanismi. Appena
la toccò fu teletrasportato in un'altra dimensione. Questa e gli animali che vi vivevano lì erano fatti di pixel. Si accorse che su di sé aveva sette cuori che diminuivano ogni volta che veniva colpito da entità ma fortunatamente si rigeneravano, invece i cosciotti diminuivano quando non mangiava. Camminava, camminava tra le praterie, fin quando a un certo punto venne attaccato da un mostro verde a tre zampe che esplose e lo fece cadere in un burrone. Qui trovò una pergamena con scritto: "Chiunque legga questa pergamena sappia che sono morto e per completare questo mondo deve prendere l'occhio di drago, uccidendo il drago e usare l'occhio per attivare il portale e tornare nel mondo normale".
Il pescatore iniziò a piangere perché capì che la lettera era di suo nonno che era scomparso pescando nel laghetto, pianse, pianse, ma non si arrese e continuò a camminare. Poco dopo trovò un castello con all'entrata un cane che gli porse una spada di ferro per affrontare il drago. Il pescatore entrò, venne attaccato dal drago e si ritrovò con mezzo cuore. Nonostante ciò non si arrese e, quando il drago scese per sferrare l’ultimo colpo, il pescatore riuscì a infilzarlo. Gli occhi viola del drago si illuminarono por l'ultima volta per poi spegnersi completamente e esplodere insieme a lui. Ciò che rimase del drago fu l’occhio che il pescatore usò per tornare nel mondo normale dove visse felice e contento.

MATTEO E IL CALCIO
C’era una volta un ragazzino di nome Matteo. Era alto, magro, simpatico, bello e soprattutto molto dinamico. Ogni giorno, quando aveva finito la scuola, si dirigeva verso il campetto da calcio dietro la chiesa del suo paese. Si portava sempre con sé il suo pallone scucito e la sua porta portatile un po’ arrugginita. Si allenava tantissimo tempo da solo, tirando rigori perfetti e scartando avversari invisibili, sperando di diventare un calciatore come Ronaldo o Messi che erano i suoi idoli.
Un giorno, un gruppo di ragazzi più grandi decisero di seguirlo e durante l’allenamento lo presero in giro per il suo pallone scucito e per la porta portatile arrugginita. Lui però non si arrese e li propose una sfida anche se erano molto più alti e robusti di lui. Il giorno dopo disputarono una partita; Matteo era molto agitato perché sapeva che i suoi avversari erano più forti, ma cercò lo stesso di dare il massimo e ci riuscì segnando 2 goal stupendi e vincendo 2 a 0. Da allora i ragazzi si resero conto che Matteo era molto più bravo di loro e andarono a scusarsi per averlo deriso. Diventarono amici e insieme riuscirono a formare una piccola squadra del paese dove vinsero il campionato e vissero tutti felici e contenti.

GENNARINO E LE SUE AVVENTURE
C’era una volta un panda di nome Gennarino, si dimostrava sempre felice, aiutava sempre tutti e dava tanti consigli; tutti credevano fosse l’animale più solare che avessero mai incontrato, ma in realtà era molto triste, era solo bravo a nasconderlo.
Un giorno andò nel suo posto preferito, un lago circondato di bellissimi alberi fioriti, erano maestosi. Si sedette sul prato verde ricoperto di margherite, quando vide qualcosa sbrilluccicare nel fondo del lago cristallino. Con l’aiuto di un lungo ramo riuscì a recuperare l’oggetto: era un anello ricoperto di gemme azzurre. Lo prese e lo indossò. Era bellissimo; si guardò intorno, non era cambiato nulla. Così si alzò per ritornare a casa, dopo aver camminato per un po’ si rese conto che quello non era il posto dove egli viveva. Era molto diverso perché c’erano edifici incredibilmente alti e, allo stesso tempo, si accorse subito che l’aria non era pulita perché c’era molto fumo, non sapeva come tornare a casa e questo pensiero lo tormentava.
Intanto scese la sera, la luna brillava insieme alle stelle, era meravigliato, finché qualcuno non lo afferrò da dietro, lo costrinse a camminare indietro e la sagoma lo portò dentro la caverna. La sagoma lo fece svenire e Gennarino cadde per terra.
Quando si svegliò nella caverna buia, la sagoma nera si avvicinò a lui e quando Gennarino vide il suo viso si sorprese: la sagoma nera era il suo migliore amico. Il panda cercò di liberarsi ma non ce la fece.
Il gatto di nome Neve disse - Che ci fai qui?- il panda rispose - non lo so - il gatto continuò - Questo non è il nostro mondo, dobbiamo tornare indietro perché è pericoloso qui. -
Cominciarono a camminare in un bosco, quando incontrarono un umano che, spaventato dai due avventurieri e avendo un fucile, iniziò a spararli. I due riuscirono a scappare, passando attraverso gli alberi che, nel frattempo, stavano cambiando colore.
Poco dopo incontrarono un leone che gli diede loro un consiglio: “Se a casa volete tornar, il confine dovete trovar”. Si guardarono intorno e decisero che dovevano continuare a camminare fino a quando non trovarono il confine. Era un muro maestoso e gigante che divideva i due mondi. Dopo diversi tentativi riuscirono a scavalcarlo e a ritornare nel loro mondo. Distrussero l’anello perché non potevano fare
amicizia con gli uomini aldilà del muro perché li avrebbero giudicati senza nemmeno conoscerli in quanto diversi.
Gennarino capì, inoltre, che non bisogna essere tristi per quello che si è.

L’ELEFANTE VOLANTE
C’era una volta un elefante molto ricco, pieno di gioielli e tuniche costose. Il colore della sua pelle era di un colore grigio pietra. L’elefante si chiamava Jack II, e se ne stava beato nel suo castello, con i suoi servi che gli pulivano le zampe fino a quando arrivò un ragazzo forte di nome Goku dai capelli azzurri e che sapeva volare.
Goku distrusse la città.
L’elefante si arrabbiò, uscì dal suo castello e gli chiese - Cosa fai? - Goku rispose che voleva vendicarsi di suo padre, messo in prigione all’età di 18 anni. Goku era irraggiungibile per l’elefante perché sapeva volare mentre Jack non poteva farlo.
All’improvviso, però, arrivò una fata che diede all’elefante un paio di scarpe e gli disse che erano magiche che lo facevano volare. Jack, quindi, sconfisse Goku.
E nel suo paese tutti vissero felici e contenti.

MARCO E L’OROLOGIO INCANTATO
C’era una volta in un vecchio villaggio di montagna un ragazzo di nome Marco che amava esplorare le bancarelle del mercato.
Un giorno curiosando tra libri e bambole dimenticate, i suoi occhi si sciolsero vedendo quel vecchio orologio da taschino. L’anziano venditore gli disse: -“hai buon occhio per le cose speciali ragazzo, quello è un pezzo unico con incisioni strane e misteriose, nessuno sa da dove provenga”-. Così Marco lo comprò per pochi spicci. Tornato a casa andò a letto, ma più tardi Marco vide un bagliore provenire dall'orologio, lo aprì e vide una chiave al suo interno.
La chiave lo portò in una stanza con dentro oggetti antichi e storici come quello, poi apparve una figura strana che gli disse che l'orologio aveva il potere speciale di viaggiare nel tempo e nelle ere sia passate che future. Marco, così, usò il viaggio nel tempo per aiutare e proteggere il suo villaggio. La notizia spopolo e divenne rapidamente l’eroe amato da tutti .
Marco continuò a vivere le sue avventure con l'orologio in tasca, pronto a usare i suoi poteri per aiutare il suo mondo, scoprendo che i poteri derivano soprattutto dal suo cuore: infatti era la voglia di aiutare e l’amore che provava per gli altri a dare carica al suo orologio.

LA FORESTA
C’era una volta una ragazza di nome Viola che aveva 16 anni e andava al liceo artistico in centro città. Le sue passioni erano la musica, il disegno e tutto quello che riguarda l’estetica. Viola aveva un amico a quattro zampe, un pastore australiano di nome Chaki, e un’amica del cuore che si chiamava Martina. Sua sorella Elena era molto simile a lei e, nonostante fosse più grande, andavano molto d’accordo tra loro.
Un bel giorno di sole si svegliò e decise di andare a fare una passeggiata insieme al suo cane Chaki: si mise le sue cuffiette, prese il suo album da disegno e partì da casa avviandosi verso la foresta. Ad un certo punto, stanca di camminare, si sedette su una roccia e fece uno schizzo di un albero maestoso illuminato dal sole. Provò a toccarlo, ma qualche minuto dopo si catapultò in un altro mondo: non era più a casa sua e non sapeva come tornarci. Iniziò a camminare e vide un piccolo folletto; gli chiese delle informazioni su dove si trovasse e lui le rispose che se voleva ritornare a casa doveva affrontare tre prove. La prima era la più pericolosa: doveva attraversare un’area del regno sconosciuto per poi entrare nel castello della strega più cattiva del paese. La seconda consisteva nel recuperare la chiave magica, mentre la terza nell’aprire il portale magico per tornare a casa.
Viola era molto insicura, ma riuscì a superarle tutte. Con la chiave magica adesso si poteva recare dove era iniziato tutto. Infilò la chiave in una piccola serratura dell'albero e si ritrovò nel suo letto. Pensò allora che fosse stato solo un sogno.
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