Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere.
(HARUKI MURAKAMI, La ragazza dello Sputnik ,Torino, Einaudi 1999)

In casa come Anna!
Durante questi primi quattro anni di scuola primaria gli alunni hanno imparato a conoscere la figura di Anna Frank. Hanno fatto il tour virtuale del rifugio segreto, hanno attaccato foglie virtuali all’albero di castagno, hanno visto film e letto il diario.
Quella di Anna è stata una figura che li ha sempre affascinati e incuriositi, forse perché vicina a loro come età. Con segni di profonda e sentita emozione hanno provato, probabilmente senza riuscirci e senza comprendere a fondo la tragedia che vivevano gli ebrei, ad immedesimarsi in lei.
In questo periodo di forzata restrizione in casa pensare ad Anna e fare il confronto con lei è stato quasi naturale.
Questa attività non è stata proposta per valutare competenze ma per permettere ai bambini di esternare sentimenti, sensazioni, ansie e paure in un periodo difficile della loro giovane vita.
L’attività ha rappresentato, inoltre, un modo per permettere agli alunni di esprimere
quello che provavano senza il timore di venir giudicati poiché sapevano che i loro testi non sarebbero stati corretti.
I testi rappresentano i loro pensieri e i pensieri dei bambini si rispettano.
Il risultato delle loro riflessioni è raccolto in questo “libro”.
L’attività è stata svolta in DaD e tutti sono stati coinvolti nelle varie fasi di preparazione, hanno scritto, disegnato, creato la copertina, restituito il loro lavoro. E’ stato uno stimolo forte che, oltre ad avere avuto potere catartico, ha contribuito ad ampliare le loro competenze digitali.
Le maestre Anastasia e Maria
Anna doveva vivere nell’alloggio segreto perché era ebrea e aveva paura di essere portata via dai nazisti. La sua vita in quel rifugio era piena di paura, doveva stare con porte e finestre chiuse, doveva stare tante ore in silenzio altrimenti qualcuno poteva sentirla.
Anna in quel periodo si sentiva molto fortunata per avere trovato un rifugio sicuro.
Io oggi devo rimanere a casa perché un brutto virus potrebbe contagiarci, invece se rimaniamo a casa e stiamo da soli per un po' di tempo, prima o poi tornerà tutto come prima. In questi giorni sono molto triste perché quando guardo il telegiornale parlano solo di coronavirus, però il mio papà mi dice sempre di stare tranquilla, che tutto passerà.
La mia vita è cambiata tanto, non posso andare a scuola, non posso vedere le mie amiche, non posso andare a danza, non posso vedere i miei nonni e cugini, non posso uscire di casa, non posso fare proprio niente.
La differenza fra me e Anna è che io posso stare a casa con la mia famiglia, posso giocare con mia sorella, cantare, ballare, guardare la TV, giocare con i videogiochi. Se restiamo a casa per un po' di giorni e rispettiamo le regole tutto passerà. Invece Anna aveva paura dei nazisti prechè se la trovavano, visto che era ebrea, la uccidevano. (Dalila)
Anna era ebrea e i nazisti li volevano fucilare. La sua vita nel rifugio era spiacevole perché aveva paura di essere scoperta, Anna si sentiva sempre più sola e scriveva sul suo diario.
Io oggi devo stare a casa perché c'è il coronavirus. Sto tutto il giorno a casa e vedo solo mamma, papà, mio fratello e il cane. In questi giorni mi sento un po’ annoiato vorrei uscire ma se esco mi arrestano. Anna aveva con sé nel rifugio solo il diario, io invece ho tanti giochi. Anna e la sua famiglia si dovevano nascondere nel rifugio perché c'erano i nazisti che volevano ucciderli poiché erano ebrei. Anna viveva nel rifugio con i suoi genitori e la famiglia Hermann e avevano sempre paura di essere scoperti. Anche io vivo a casa e non posso
uscire come Anna perché c'è il coronavirus. Io però posso telefonare ai nonni e agli amici, Anna invece non aveva il telefono. (Alessandro)
Anna era una bambina di 13 anni che durante la seconda guerra mondiale è rimasta chiusa in un alloggio segreto per più di 25 mesi perché era ebrea e durante la guerra i tedeschi perseguitavano gli ebrei mandandoli a morire nei campi di concentramento.
Anna era triste perché non poteva mai uscire da quel rifugio però per non sentirsi così triste passava il tempo studiando, aiutando i genitori e scrivendo un diario. Come tutti i bambini Anna aveva paura e cercava di combatterla raccontando le sue giornate nel diario, facendo finta di scrivere ad un'amica immaginaria di nome Kitty.
Io in questi giorni mi sento un pochino come Anna perché non ho la libertà di uscire di casa per colpa di
questo brutto virus però sto cercando di vivere al meglio la mia vita facendo le cose normali: gioco, studio e la cosa che mi rende più felice è vedere tutti i giorni la maestra e i miei compagni al computer, proprio come quando si andava a scuola. Comunque tra la mia vita di oggi e quella di Anna ci sono tante differenze: oggi non siamo in guerra, non ci sono le persecuzioni e i campi di concentramento e ci sono tanti strumenti per sentirsi vicini anche se chiusi in casa, come il cellulare, internet, la televisione. (Francesco Pio)
Anna Frank era una bambina ebrea che si rifugiava in casa in un passaggio segreto, si nascondeva dai tedeschi perché se la vedevano la fucilavano, erano i nazisti ad avercela con gli ebrei. Anna in quel rifugio non doveva fare alcun rumore, la sua vita era ristretta, sempre in silenzio, aveva paura e non doveva uscire, stava con i suoi genitori e con Peter che era il figlio dell'altra famiglia che si nascondeva con loro. Anna alcuni giorni era triste, aveva paura, non poteva fare nulla, allora scriveva un diario, scriveva i suoi sentimenti. Io invece sono rinchiuso in casa per il coronavirus, è un virus che se trasmesso ti fa morire, hai difficoltà a respirare, ti senti debole. Per uscire devi mettere mascherina, guanti
e lavare bene le mani. Noi italiani possiamo uscire per la spesa, per la farmacia, per lavoro, Anna e gli altri no perché erano in pericolo di guerra. Io a casa ho la possibilità di giocare, di fare rumore, mentre Anna no, doveva stare sempre in silenzio. Anna ed io siamo coraggiosi perché non dobbiamo farci prendere dal panico, perché un giorno passerà tutto e la morte sarà lontana. Anna era una bambina buona, io anche ho il cuore buono. Io e Anna siamo bambini coraggiosi, io proteggo mamma. (Antonio)
Anna viveva con la sua famiglia e altre due famiglie: la coppia Hermann ed August Van Pels. Per 25 mesi si sono nascosti in una fabbrica con due piani, pensata per due famiglie. Il nascondiglio si trovava al piano di sopra. Nella ditta c'era una signora di nome Miep Gieps, cara amica dei Frank, che li aiutava nascondersi. Di giorno non potevano parlare e fare rumore perché se i lavoratori li sentivano sarebbero stati guai. Quando i grandi litigavano Anna e Peter se ne andavano nel solaio e guardavano fuori. Anna si sentiva sempre più impaurita. Io adesso ho un po' di paura e non posso uscire di casa, mi annoio a stare chiuso in casa però devo rispettare le regole e sono anche triste perché non posso visitare i miei parenti. Comunque vivo meglio io che Anna perchè
almeno io posso parlare quando voglio e lei no. Anna doveva vivere nascosta nell’alloggio segreto perché gli ebrei venivano portati nei campi di concentramento e poi li uccidevano. La sua vita in quel rifugio era noiosa perché dovevano parlare piano e anche triste perché non potevano uscire fuori. Anna in quel periodo si sentiva triste e sola, senza amiche. Anch'io oggi devo restare a casa perché devo rispettare le regole per la nostra salute. La mia vita è cambiata perché non posso più uscire di casa. E in questi giorni mi sento triste. Anna però poteva abbracciare i suoi cari e non doveva lavarsi le mani ogni 20 minuti; io invece mi devo lavare le mani e non posso abbracciare i miei cari. (Raul)

Anna doveva vivere nascosta nell’alloggio segreto perché fuori c'era la persecuzione degli ebrei. La sua vita era difficile perché non dovevano fare rumore per non essere scoperti. Anna aveva paura e si sentiva incompresa; io oggi devo restare a casa perché in giro c'è un virus contagioso chiamato coronavirus. Non posso uscire, non posso dare baci e abbracci, non posso stare vicino alle persone e non posso andare a scuola e a danza. In questi giorni io sono a casa come Anna Frank nel periodo della guerra. Lei stava in un alloggio segreto, non poteva fare rumore, doveva parlare a bassa voce perché fuori c'era la guerra e la persecuzione degli ebrei e quindi se la scoprivano veniva uccisa. Io invece devo
restare a casa perché fuori ci sta un virus contagioso che si chiama coronavirus. A differenza di Anna io non devo rimanere in silenzio ma devo lavarmi le mani in continuazione, non toccarmi bocca, naso e occhi, non posso dare baci e abbracci. Io ho un po’ di paura per questo virus, anche Anna aveva paura ma della guerra e si sentiva incompresa, lei passava il giorno a scrivere sul diario che aveva ricevuto per il suo compleanno. Io invece passo le mie giornate a guardare la tv, un film con mia sorella e mia mamma, ascolto la musica, faccio le video lezioni con i miei compagni e la maestra, faccio gli esercizi di danza e poi sto insieme a tutta la mia famiglia.
Quindi in questo momento penso che io e Anna siamo
in una situazione simile anche se fuori la guerra non c'è ma ci sta un virus da combattere. Mi auguro che tutto questo finisca presto per poter riabbracciare tutti e ritornare alla normalità. (Martina P.)
Anna si nascondeva nell’alloggio segreto perché aveva paura che la catturassero i soldati. La sua vita era molto difficile perché dovevano camminare piano e dovevano stare zitti. Anna in quel periodo si sentiva molto triste però si sentiva fortunata e al sicuro. Invece io oggi devo restare a casa perché è arrivato un virus molto pericoloso e uscendo fuori rischio di ammalarmi. La mia vita è cambiata perché prima mi svegliavo, andavo a scuola, incontravo i miei compagni, il pomeriggio andavo al doposcuola e poi a danza, adesso invece sto tutto il giorno in casa oppure esco fuori nel giardino, gioco con mio fratello e studio facendo la video lezione con la maestra. Io in questi giorni provo paura e tristezza. (Suamy)


Un giorno la maestra a scuola ci ha fatto vedere il film di Anna Frank ed io e i miei compagni ci siamo commossi. Anna Frank doveva stare a casa perché era perseguitata dai tedeschi mentre oggi tutto il mondo deve stare a casa per evitare il contagio del coronavirus. Io in casa per prima cosa mi alzo, faccio colazione, studio, gioco alla playstation, pranzo, faccio merenda, ceno e dormo. Io penso che quello che stiamo facendo ci comporta tanto impegno ma lo facciamo per il bene dell'umanità. (Francesco)


Anna in quel periodo doveva vivere nascosta perché altrimenti lei e la sua famiglia venivano presi e portati nei campi di concentramento. La vita di Anna era un po' triste ma lei non si faceva scoraggiare. Anna in quel periodo si sentiva incompresa e sempre più sola. Anna non si trovava molto bene in quei mesi, con sua madre litigava spesso. Neanche il rapporto molto stretto col padre riusciva a farla sentire compresa. Passano i giorni, passano mesi ma Anna non poteva ancora uscire da quel rifugio. Anna si sentiva fortunata perché aveva un rifugio sicuro. Nonostante le paure Anna si trova sempre più vicino a Peter. Il giorno non potevano fare rumore perché potevano essere scoperti e fucilati e non era una
sensazione piacevole. La differenza fra me e Anna Frank è che lei viveva una guerra contro gli ebrei, io devo stare a casa per un virus che non discrimina ma attacca tutti. Un'altra differenza è che tu non puoi sapere se hai il virus e quindi ti spaventi sempre un po’ di più. Questi sono anche altri tempi, con più tecnologia e ci possiamo distrarre di più. Invece Anna Frank poteva solo scrivere sul diario che considerava una sua amica. Invece oggi si possono fare le videochiamate e parlare con gli amici. (Anna)


Anna Frank era una bambina ebrea, visse in un periodo in cui gli ebrei venivano maltrattati dai tedeschi e portati in dei campi di concentramento dove venivano uccisi. Anna e la sua famiglia per non morire si rifugiano in un alloggio segreto dietro ad una libreria dell’azienda di suo padre. Anna si sentiva come noi ora, chiusi in casa con la nostra famiglia. Anna non era sola, con lei c'era una famiglia e l'assistente del padre di Anna portava da bere e da mangiare, ma un giorno qualcuno fece la spia dicendo dove si rifugiavano. Anna ha vissuto per 25 mesi nell’alloggio e non si sentiva tanto bene perché erano praticamente in quarantena. Anch'io devo stare a casa perché fuori c'è un pericolo molto grave. La mia vita è
cambiata molto e non vedo l'ora di ritornare a scuola. Io mi sento un po’ felice e un po' no, praticamente noi, anzi, tutti in Italia e in Cina, siamo messi come Anna ma almeno siamo con le nostre famiglie. (Niccolò)
Il nascondiglio dei Frank si trovava in un negozio dietro una libreria, ci vivevano due famiglie: la famiglia Frank e la famiglia Hermann. I Frank abitavano di sotto, gli Hermann di sopra. Quando uscivano di sera dovevano stare molto attenti perché altrimenti i nazisti li portavano via. Infatti tanti ebrei sono stati presi. Nel magazzino del padre di Anna c'era una libreria e lì dietro Anna visse nascosta per 25 mesi. Spesso Anna e sua madre bisticciavano e con Margot non andava tanto d'accordo, ma scriveva sul suo diario che le era stato regalato all'età di 13 anni. Anna scriveva come passare i giorni della sua vita e i suoi sogni. Alcune volte Anna e Peter si affacciavano dalla finestra ma suo padre cercava di impedirglielo per non essere visti dai nazisti e quindi
essere presi. Anna alcune volte si sentiva da sola e voleva un’amica con cui parlare e a cui poter descrivere le sue paure e le sue speranze ma intorno a lei non c'era nessuno, solo una stanza con due lettini dove dormire, per fortuna lei aveva il suo prezioso diario. Io mi sento molto fortunato perché a differenza di Anna Frank anche se sono chiuso in casa per il Covid 19 posso giocare al biliardino, posso prendere aria sulla terrazza, posso giocare con mio papà e i miei fratelli e sono al sicuro dentro casa. (Ivan)
Anna Frank era una ragazzina ebrea che si nascondeva con la sua famiglia in un rifugio dentro la loro casa. Anna si nascondeva in particolare dai soldati tedeschi che volevano portare gli ebrei nei campi di concentramento. La sua vita nel rifugio durò ben due anni. Lì non si poteva uscire, non si potevano aprire le finestre e le stanze erano molto piccole. Quindi Anna in quel periodo si sentì chiusa. Anna con la mamma non aveva un buon rapporto perché litigavano molto spesso come si fa tra mamma e figlia. Passati due anni i soldati li trovarono e li portarono in un campo di concentramento dove i letti erano senza materassi, il poco cibo che avevano era schifoso e lì era vietato scrivere, ma Anna aveva bisogno di scrivere e lì si sentiva persa. Quando finì la guerra solo il padre non
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