Dedicato ai bambini
della Scuola Primaria
" Renzo Pezzani "
Lodi

Come mi saltò in mente,
quel lontano 4 maggio del 1699, di partire per i Mari del Sud? Me lo domando ancora oggi.
A quel tempo, infatti, avevo già una famiglia e una casetta in un tranquillo sobborgo di Londra. E non si può certo dire che non avessi ancora provato la vita di mare: per ben sei anni avevo solcato in lungo e in largo gli oceani come medico di bordo di due diverse navi, riuscendo a non guadagnarci il becco di un quattrino.

Fu dunque per ostinazione? Orgoglio? Desiderio di rivalsa? Chi lo sa...
Forse era semplicemente scritto nel mio destino che io diventassi un viaggiatore.
E così, quel 4 maggio del 1699, salpai dal porto di Bristol a bordo della nave Antilope, guidata dal comandante Prichard.
All'inizio il nostro viaggio filò liscio e senza difficoltà.
Nell'arco dei primi sei mesi di navigazione, tuttavia, le cose cambiarono completamente e, ahimè, in peggio: il rancio avariato e le tremende fatiche si portarono via ben dodici marinai e il resto della ciurma era in pessime condizioni.
Le nostre destinazioni erano le Indie Orientali, ma...

...agli inizi di novembre fummo sorpresi da una violenta tempesta che ci portò completamente fuori rotta, trascinandoci addirittura a nordovest della selvaggia Terra di Van Diemen.
E quello non fu che l'inizio...

Il quinto giorno di quello stesso mese, infatti, mentre la nostra nave si trovava immersa in una lattiginosa foschia, i marinai avvistarono un grande scoglio, verso il quale il vento ci stava inesorabilmente sospingendo.
Era troppo tardi e non ci fu nulla da fare.
La nave si schiantò sulla roccia, spezzandosi in due tronconi.

Io e gli altri due membri della ciurma calammo in acqua una piccola scialuppa, cominciando a remare con le forze che ci rimanevano.
Non andammo lontano, perchè dopo poco tempo un'improvvisa raffica di vento rovesciò la nostra barchetta.
Da quel momento non rividi più i miei compagni di viaggio e temo che il mare non abbia dato loro scampo.

Quanto a me, presi a nuotare senza una precisa direzione affidandomi alla fortuna, e ogni tanto lasciavo scendere le gambe verso il fondo, sperando di toccare.
Nuotai, nuotai e nuotai ancora ma, dopo qualche ora, sfinito, persi la speranza di salvarmi e mi rassegnai a lasciarmi andare, in balia delle onde.

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