...Dedico questo mio lavoro ai miei genitori, ai miei professori e ai miei compagni...

Indice
Introduzione
Italiano... Verga, Verismo, "IMalavoglia"
Storia... Conseguenze della Rivoluzione Industriale anche in Sicilia
Geografia... L'Argentina e le migrazioni del XIX secolo
Scienze... Luca Parmitano, eccellenza siciliana, il Sistema Solare e le tre leggi di Keplero
Tecnologia... Mezzi di trasporto: dal carretto siciliano ai mezzi a motore
Spagnolo... Reflexiones personales sobre la elecciòn del tema
Inglese... Waves of migration
Arte... L'arte è emozione: Renato Guttuso dai decori sui carretti siciliani alla "Vucciria"
Musica... "Ciuri Ciuri": storia e testo di una delle canzoni siciliane più amate
Educazione fisica... Totò Schillaci e i mondiali del '90
Religione... Poesia: "Come una Rosa Blu"
Introduzione
Quella di Colapesce è una delle leggende siciliane più popolari ed è immersa, come le più grandi leggende, in un velo di mistero. In ogni città in cui è arrivato, il racconto ha infatti acquisito una sua caratteristica.
Si narra che tra Scilla e Cariddi viveva un giovane chiamato Cola (Nicola), figlio di un pescatore che amava così tanto nuotare che trascorreva intere giornate in mare. Un giorno la madre era così tanto arrabbiata che gli mandò una maledizione: Cola! Che tu possa diventare un pesce! In quel momento, Cola divenne mezzo uomo e mezzo pesce, tanto che non tornò più sulla terra ferma e divenne un punto di riferimento per i pescatori che navigavano lo Stretto.

La notizia dell’esistenza di Cola Pesce giunse al Re Federico, il quale incuriosito, volle conoscerlo.
Per sfidarlo, il re gettò in mare una preziosa coppa d’oro tempestata di brillanti. Cola si gettò in acqua per recuperarla e riemerse poco dopo raccontando al re di aver visto caverne, montagne e valli e che la città era costruita su uno scoglio che poggiava a sua volta su 3 colonne; una sana, una scheggiata ed una rotta. Preso da entusiasmo il re volle mettere alla prova ancora una volta Cola pesce e gettò in mare un sacchetto pieno di monete d’oro, promettendogli che se fosse riemerse, avrebbe potuto sposare sua figlia.
Cola Pesce si gettò in mare, ma non riaffiorò più dalle acque. Si dice che scendendo giù si accorse che una delle colonne stava per spezzarsi, così decise di rinunciare alla ricchezza
Italiano: Verga, Verismo, “I Malavoglia”
Giovanni Verga nel periodo storico compreso tra il 1800 e il 1900, con le sue opere rappresenta al meglio ciò che sono le differenze sociali. Per i siciliani in quel periodo, uniformarsi alla nazione era motivo di privilegio, di non differenziazione, ma soprattutto era uscire da una condizione di disagio sociale penalizzante. Siciliano come gli altri due rappresentanti del cosiddetto verismo italiano, Luigi Capuana e Federico De Roberto, elabora la sua poetica a contatto con le più vivaci correnti culturali italiane ed europee. Ma il suo contributo più profondo alla letteratura è ancora dovuto alla sua terra d’origine, dalla quale Verga fa emergere la disperata concezione di una vita di sconfitte, senza futuro di riscatto, una vita di "vinti". Benché la corrente verista annoveri fra i suoi autori principali scrittori siciliani, Giovanni Verga e Luigi Capuana, sono fondamentali soprattutto le esperienze fuori dal proprio paese e il contatto con i centri italiani di Firenze e Milano. G. Verga, nato a Catania il 2 settembre 1840 da una famiglia di possidenti, abbandona la carriera giuridica a favore del solo impegno letterario, la sua prima opera risulta poco originale perchè riprende, i romanzi d’avventura francesi (Amore e patria, 1857) ispirati ai Tre moschettieri di Dumas, o, il genere del romanzo storico (Sulle lagune, 1863), ispirato ai Promessi sposi.


Va però subito notato un allontanamento dal modello manzoniano verso una più marcata attenzione realistica. L’incontro a Firenze, dove Verga trascorre lunghi periodi dal ’65 al ’72, con la letteratura campagnola, si riflette immediatamente nella produzione successiva” Storia di una capinera”. Il successo del romanzo fa da tramite all’ingresso di Verga nell’ambiente milanese, con le sue richieste di polemica sociale e di ricerca del "vero". Originale appare infatti, anche agli occhi dei contemporanei, la novella Nedda, dove l’ambientazione rusticana e un maggiore attenzione alla descrizione, cui si accompagna un certo distacco del narratore, paiono già in parte prefigurare la svolta verista degli anni successivi e la diversità rispetto al naturalismo francese. Di fatto risale al ’78 il primo progetto dei Malavoglia, inseriti in un ciclo, La marea (altrimenti ribattezzato dallo stesso Verga, "il ciclo dei vinti"), che avrebbe dovuto, articolarsi in una sorta di grande affresco "della lotta per la vita" in ogni classe, dalla più infima, dove si configura come lotta per la sopravvivenza, ai più alti gradi della scala sociale. Se di questo progetto vengono di fatto realizzati soltanto i primi due romanzi (della Duchessa di Leyra è stato scritto un solo capitolo), appartengono agli stessi anni le prime novelle, pubblicate in rivista dal ’79, da Fantasticheria, a Rosso Malpelo, La lupa, Jeli il pastore e Cavalleria Rusticana, che concentrano il focus dell’azione su singoli personaggi e dinamiche psicologiche profondamente radicate all’interno di una realtà sociale definita.
Primo tassello del ciclo dei vinti sono appunto i Malavoglia , cui Verga comincia a lavorare nel ’78, Ambientata nell’Italia postunitaria, dunque pressoché contemporanea, ma in una Sicilia arretrata e ancora legata a ritmi di vita e mentalità arcaiche. I Malavoglia è un romanzo ambientato ad Aci Trezza, nelle vicinanze di Catania, tra il 1863 e il 1878, si compone di quindici capitoli. La vicenda, priva di un intreccio unitario, tra i personaggi non emerge un unico protagonista: da un lato ci sono i Malavoglia, fedeli ai loro valori, dignitosi ed eroici nell’affrontare il proprio destino; dall’altro, gli abitanti del villaggio, con le loro reazioni e i loro pettegoli commenti. Il romanzo narra le vicende di una famiglia di pescatori, i Malavoglia, composta da padron ’Ntoni (il nonno), da Bastianazzo (il figlio), da Maruzza, detta La Longa (moglie di Bastianazzo) e dai cinque nipoti ’Ntoni, Luca, Mena, Alessi, Lia. Padron ’Ntoni compra a credito, indebitandosi con zio Crocifisso (l’usuraio del paese), un carico di lupini da rivendere in città. Ma l’imbarcazione che trasporta il carico, chiamata «Provvidenza», fa naufragio, provocando la perdita dei lupini e la morte di Bastianazzo. Per i Malavoglia è l’inizio di una serie di sventure: Mena rompe il fidanzamento con Brasi Cipolla, figlio di un ricco proprietario terriero (la ragazza in realtà ama compare Alfio Mosca, un povero carrettiere che abita dirimpetto ai Malavoglia); Luca muore nella battaglia di Lissa; padron ’Ntoni, per pagare il debito, vende la casa del «nespolo» (così chiamata per un albero di nespolo, che si trova nel cortile). Anche Maruzza muore, di colera, mentre il giovane ’Ntoni, dopo il servizio militare a Napoli, se ne va a cercar fortuna a Trieste.
Ritorna in paese più povero di prima e si dà al contrabbando. Una notte, colto sul fatto, accoltella il brigadiere, don Michele, che è anche il corteggiatore della giovane Lia. Durante il processo, l’avvocato di ‘Ntoni, per attenuare la portata della colpa dell’imputato, cerca di giustificare il ferimento di don Michele come gesto scaturito da motivi di onore: il giovane avrebbe difeso la sorella insidiata dal brigadiere. La vicenda giudiziaria ha esiti disastrosi: ‘Ntoni viene condannato a cinque anni, Lia esce disonorata agli occhi di tutti, quindi lascia il paese e finisce per fare la prostituta a Catania. Mena, a causa della vergogna che ricade sulla famiglia, rinuncia a sposare Alfio. Padron ’Ntoni si spegne in ospedale, ucciso dalla fatica e dal dolore. Sarà Alessi, l’ultimo dei fratelli, a ricostituire lo “spirito della famiglia”, riscattando la casa del nespolo e sposando Nunziata, una compagna d’infanzia. Quando ’Ntoni, uscito dal carcere, ritornerà nella casa paterna, si renderà conto di non potervi più restare, perché ha violato le norme etiche della famiglia, e se ne andrà per sempre.

La sorte di questi bambini fu particolarmente penosa perché erano sottoposti ad una schiavitù disumana senza ricevere nemmeno alcun tipo di istruzione. Infatti sapevano eseguire soltanto l’operazione alle macchine cui erano stati incatenati. La sicurezza nelle fabbriche era scarsa e gli infortuni erano molto frequenti, spesso si verificavano anche incidenti mortali. L’ultima conseguenza dell’industrializzazione sono la classe operaia e i partiti di massa. Con l’industrializzazione anche in Italia, come nel resto d’Europa, il settore industriale cresce notevolmente. Inoltre, la classe operaia non è più così specializzata ma ora ogni operaio deve ripetere sempre lo stesso lavoro (catena di montaggio) in modo da aumentare la produttività e ridurre i costi. L’assunzione in fabbrica degli operai non è ancora regolamentata, i salari sono molto bassi e gli operai venivano praticamente sfruttati. In questo periodo, però, gli operai aumentano notevolmente e con la stessa classe operaia si sviluppa la consapevolezza di essere una classe sociale unita e quindi nasce la consapevolezza dell’importanza del lavoro operaio nel processo produttivo, perché gli imprenditori senza gli operai non possono fare nulla. La prima conseguenza è la nascita dei sindacati: Trade Unions è uno dei primi sindacati inglesi e permette la rivendicazione operaia tramite gli strumenti che hanno a disposizione (ad es. gli scioperi). Vengono, quindi, limitati i bambini in fabbrica e si stabiliscono i tempi massimi di lavoro. Nascono successivamente anche i partiti operai (i PARTITI SOCIALISTI), perché la classe operaia sente l’esigenza di essere rappresentata politicamente. Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 si sviluppano anche i primi partiti di massa che si differenziano dai precedenti perché i vecchi partiti rappresentano interessi più personali.
Storia: Conseguenze della Rivoluzione Industriale anche in Sicilia
La frattura economica Nord-Sud si cominciò a delineare già dopo 20 anni d’unità, e “ segnatamente tra la fine degli anni Ottanta e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale”. E’ possibile paragonare la situazione del Regno delle Due Sicilie a quella dell’Italia di oggi: tante piccole imprese, troppe forse, poche grandi industrie. Esportazione di merce pregiata, destinata ad un mercato ristretto, e importazione di beni di largo consumo. La popolazione si articolava in tre fasce a distribuzione piramidale, un vertice costituito dall’aristocrazia terriera che dilapidava i suoi patrimoni inseguendo lussi e capricci, una borghesia che investiva nell’industria metallurgica e il popolo, infine, che versava in uno stato di generale povertà e nella più nera miseria se ci si spostava nelle zone interne dell’isola. Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX l’Europa affronta la crisi agraria e la rivoluzione industriale, tale periodo fu caratterizzato da una molteplicità di mutamenti che investirono inizialmente l’Inghilterra ed in seguito tutto il resto d’Europa; le innovazioni tecniche, tra le quali la macchina a vapore e i telai meccanizzati, la diffusione dell’idea di progresso e il rinnovamento dei sistemi di produzione (la fabbrica si sostituisce al lavoro artigianale) segnarono l’inizio di un processo che portò gli Stati europei verso una rivoluzione politica, economica e sociale: la Prima Rivoluzione Industriale. Un’importante ruolo nel mutamento della struttura sociale è svolto dalla recinzione e privatizzazione di tutti quei terreni comunali che durante il medioevo erano utilizzati dai contadini per la raccolta di legno e per il pascolo; il possesso delle terre si concentrò nelle mani di pochi proprietari che assumevano braccianti per lavorarle e i contadini ,

che non avevo più la possibilità di lavorare indipendentemente, si spostarono in massa nelle città in cerca di un impiego nelle nuove fabbriche manifatturiere. Una delle prime conseguenze della rivoluzione fu l’aumento della popolazione che iniziò a concentrarsi nelle città: ciò fece sì che attorno alle fabbriche nascessero veri e propri quartieri malsani e sovraffollati dove le condizioni igieniche erano precarie (senza acqua corrente e fognature) e la densità abitativa favoriva il diffondersi di malattie epidemiche.
La rivoluzione industriale ebbe enormi conseguenze sociali: le condizioni di lavoro degli operai erano durissime, i turni in fabbrica erano uguali per tutti ed erano di 16-17 ore al giorno. L’operaio entrava in fabbrica la mattina e ne usciva la sera, e molto spesso il pranzo e la cena avvenivano in fabbrica, mancando il tempo per tornare a casa. In pratica tutta la vita dell’operaio era assorbita dalla fabbrica dove il ritmo lavorativo era imposto dalla macchina. Le condizioni dell’ambiente di lavoro erano precarie: gli stanzoni erano poco illuminati e poco areati, il rumore e le polveri accompagnavano il ritmo incessante delle macchine. Le donne e i bambini venivano sfruttati in misura anche maggiore degli adulti, infatti la piccola taglia dei fanciulli e l’agilità delle loro dita erano il migliore ausilio per le macchine e la loro debolezza era una garanzia di docilità. Senza fatica li si poteva ridurre in uno stato di obbedienza passiva cui gli uomini adulti non si lasciavano facilmente piegare. La sorte di questi bambini fu particolarmente penosa perché erano sottoposti ad una schiavitù disumana senza ricevere nemmeno alcun tipo di istruzione.
La rivoluzione industriale, come abbiamo visto, fornisce i mezzi per trasformare l’agricoltura. In questo frangente l’economia meridionale, è fortemente condizionata dal mercato internazionale che è saldamente controllato da Francia e Inghilterra. Le differenze tra Sicilia e parte continentale erano tuttavia più apparenti che reali, perché l’asse portante della società sia nel continente che nell’isola era rurale ma la terra rimaneva saldamente in mano all’aristocrazia che, specie in Sicilia ben si guardava dall’ammodernare le colture e continuava a sfruttare in maniera obsoleta il latifondo, con predominio della cerealicoltura e del pascolo, con scarso sviluppo del mercato interno. È da notare come si mantenne praticamente invariato il tessuto urbano: mentre nel nord Italia e nel resto d’Europa si disgregavano i borghi medievali e si costituivano fattorie e aziende agricole, nel Mezzogiorno il sistema di coltivazione rimase in gran parte immutato e poche furono le zone che si adattarono ai nuovi modelli e introdussero nuove colture. Per fare un esempio la patata ed il mais che tanta importanza ebbero per lo sviluppo dell’Europa perché rispondevano all’espansione della esigenze alimentari determinate dalla rivoluzione industriale furono scarsamente considerate. Non tutto ovviamente era rimasto immobile, notevole sviluppo ebbero le colture della vite e degli agrumi e dell’olivo. Lo sviluppo del sud si può definire un obiettivo che deve essere quotidianamente realizzato, oggi come allora e sarà difficile uscire da questo “empasse” se il Mediterraneo, USA ed EU permettendo, non torna ad essere un centro commerciale di primario interesse.
Geografia: L’Argentina e le migrazioni del XIX secolo
L’ Argentina , ottavo Stato al mondo per estensione , confina a nord-est con il Brasile e l’Uruguay ; a ovest con il Cile ; a nord con il Bolivia e Paraguay . A est è bagnata dall’Oceano Atlantica . Il territorio è caratterizzato da due diversi ambienti naturali , nettamente contrapposti tra loro : la Cordigliera delle Ande e le pianure orientali . Sul versante occidentale , da nord a sud , le Ande si snodano per 3500 km ; il Monte Aconcagua è la cima più alta . Ad est si estendono le vaste pianure orientali : a nord il Gran Chaco , più a sud la pampa e , tra i fiumi Paranà e Uruguay , la Mesopotamia Argentina . Verso la punta meridionale si estende la Patagonia ; questa selvaggia distesta di steppe e altipiani , spesso ventosa e poco abitata , culmina con la Terra del Fuoco , l’arcipelago situato all’estremo sud , separato dal continente dallo Stretto di Magellano . Il fiume maggiore è il Paranà , il suo principale affluente il Paraguay . Il clima varia a seconda della latitudine : nella Regione Andina il clima è il tipo montano ; nella pampa , invece , è temperato , anche se in alcune zone sono scarse le precipitazioni ; nelle pianure del Gran Chaco , a nord è tropicale , con estati calde e inverni miti ; infine , in Patagonia è freddo e secco . Geograficamente fanno parte del Paese anche alcune isole , tra cui le isole Falkland . Questo arcipelago appartiene politicamente al Regno Unito , ma è rivendicato dall’Argentina , che la chiama Malvine .Le attività economiche , l’Argentina in passato ha avuto una crisi dell’industria nel 2002-2003 nellla città di Buenos Aires è stato chiuso il 40 % delle fabbriche . Nel 2008 ci fu la crisi economica mondiale .

Il settore agricolo è il più importante dell’economia argentina , ci sono molti allevamenti di bovini e cavalli , si produce burro,latte, formaggi, carne , lana , mais. Negli ultimi anni il settore agricolo a permesso la diversificazione delle colture , un altra fonte di ricchezza sono le risorse energetiche e risorse minerarie . Il settore turistico è in continua crescita . L’Argentina venne scoperta da AmerigoVespucci nel 1502 e colonizzata dagli Spagnoli , nel 1816 l’Argentina riuscìa rendersi indipendente dalla corona spagnola e divenne una Repubblica federale di tipo presidenziale . le dittature del XIX e XX secolo . Nonostante l’indipendenza , nei decenni successivi si susseguirono una serie di regimi dittatoriali che impedirono la democratizzazione del Paese . Dalla metà del XIX secolo , numerosissimi immigrati , tra cui molti italiani , si riversarono nelle zone interne del Paese , che fino ad allora erano rimaste escluse dagli interessi dei colonizzatori . Di conseguenza , negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, grazie agli investimenti economici e all’arrivo di manodopera proveniente dall’Europa, si verificò un periodo di grande sviluppo economico. La massiccia immigrazione dell’Europa, avvenuta tra XIX e il XX secolo, ha determinato la composizione etnica del Paese : oggi un terzo della popolazione è di origini italiane , e un quarto di origini spagnole . L'emigrazione italiana è stata un elemento fondante della nostra storia:si è protratta per quasi un secolo,dal 1876 al 1970,ha coinvolto milioni di persone di diversa provenienza geografica e sociale ed è stata quanto mai variegata per la molteplicità dei paesi di destinazione.Essa si realizzò in quattro fasi. La prima fase (1876-1900)avvenne in seguito alla grande crisi agraria degli anni Settanta, interessò più di 5milioni di persone e fu in gran parte individuale e maschile.
Questi emigranti, che partivano per lo più dal Nord-Italia,si diressero prevalentemente verso i paesi europei e l'America Latina. La seconda fase(19001914) coincise con lo sviluppo industriale dell'età giolittiana e con il conseguente abbandono delle campagne.L'emigrazione di questo periodo, prevalentemente extraeuropea,era costituita per più del 70% da soli uomini che lasciavano le regioni meridionali;mentre quella diretta verso Francia,Svizzera e Germania-dove occorreva manodopera per le miniere,l'edilizia e la costruzione di strade e ferroviecoinvolse intere famiglie e fu di lungo periodo.In questi anni Giolitti varò la Legge generale sull'emigrazione che limitò l'azione degli speculatori ai danni degli emigranti.Nella terza fase,tra le due Guerre mondiali,si registrò un rallentamento del fenomeno migratorio dovuto sia alle misure restrittive prese dai paesi ospiti,sia alla politica antimigratoria del fascismo.La quarta fase(1946-1970)fu caratterizzata da una forte emigrazione interna verso i centri industriali del Nord,investiti dal boom economico.Quanto agli espatri verso l'estero,le nazioni prescelte furono Stati Uniti,America Latina,Australia e,in Europa,le tradizionali mete dell'emigrazione italiana cui si aggiunse il Belgio,che richiedeva manodopera per il settore minerario.L'emigrazione in Europa era anche a carattere stagionale.L'emigrazione extraeuropea(Stati Uniti, Brasile e Argentina, che aveva varato una legislazione speciale per favorire l'immigrazione)operò delle profonde trasformazioni nella società delle zone di provenienza:contribuì a ridurre l'analfabetismo e modificò la mentalità e lo stile di vita di quanti tornavano ai loro paesi. Anche negli ultimi anni si sono verificati in Argentina nuovi flussi migratori provenienti dal Sud-est e dagli Stati vicini, Paraguay e Bolivia. La lingua ufficiale è lo spagnolo , che ha assimilato alcuni idiomi locali mentre la religione praticata 76 % della popolazione è quella cattolica . Le principali città sono Buenos Aires, Còrdoba,, Mendoza .
Scienze: Luca Parmitano
Nato a Paternò (anche se considera Catania la sua città natale), Italia, il 27 settembre 1976. Parmitano si è diplomato al Liceo Scientifico Statale "Galileo Galilei" di Catania nel 1995. Nel 1999 si è laureato in Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II. Nel 2000 si è diplomato all'Accademia Aeronautica Italiana di Pozzuoli. Parmitano ha portato a termine l'addestramento base con la U.S. Air Force alla Euro-Nato Joint Jet Pilot Training presso la Sheppard Air Force Base in Texas, Stati Uniti, nel 2001. Nel 2002 si è qualificato sull'A-11 presso il 101 Gruppo Unità Operativa di Conversione. Nello stesso anno, ha completato il corso JCO/CAS con la USAFE a Sembach, in Germania. Nel 2003 si è diplomato come Ufficiale di Guerra Elettronica alla ReSTOGE di Pratica di Mare, Italia. Ha completato il Programma di Leadership Tattica (TLP) a Florennes, Belgio, nel 2005. Nel luglio del 2009 Parmitano ha conseguito un Master in Ingegneria del Volo Sperimentale presso l'Istituto Superiore dell'Aeronautica e dello Spazio (ISAE) di Tolosa, Francia. Nel 2007 Luca ha ricevuto una Medaglia d'Argento al Valore Aeronautico dal Presidente della Repubblica Italiana. Nel 2013 gli è stato riconosciuto il titolo di 'Commendatore al Merito della Repubblica' dal Presidente della Repubblica Italiana. Al termine degli studi a livello universitario per l'addestramento come pilota nel 2001, Parmitano ha volato sugli AM-X con il 13^ Gruppo, 32^ Stormo, ad Amendola, Italia, dal 2001 al 2007. Durante questo periodo, ha ottenuto tutte le qualificazioni con tale velivolo, comprese 'Combat Ready', rifornimento in volo diurno/notturno, 'Four Ship Leader' e Mission Commander/Package Leader. Come membro del 13^ Gruppo ha ricoperto il ruolo di Capo della Sezione Addestramento e di Comandante della 76^ squadriglia. È stato inoltre EWO (Electronic Warfare Officer)del 32^ Stormo. Nel 2007 è stato selezionato dall'Aeronautica Militare Italiana per diventare pilota collaudatore. Si è addestrato come Pilota Collaudatore Sperimentale alla EPNER, la scuola francese per piloti collaudatori ad Istres, Francia. Parmitano è stato promosso al ruolo di Colonnello dell'Aeronautica Militare Italiana subito prima della sua seconda missione nello spazio, Beyond, del 2019.

- Full access to our public library
- Save favorite books
- Interact with authors

- < BEGINNING
- END >
-
DOWNLOAD
-
LIKE(1)
-
COMMENT()
-
SHARE
-
SAVE
-
BUY THIS BOOK
(from $4.99+) -
BUY THIS BOOK
(from $4.99+) - DOWNLOAD
- LIKE (1)
- COMMENT ()
- SHARE
- SAVE
- Report
-
BUY
-
LIKE(1)
-
COMMENT()
-
SHARE
- Excessive Violence
- Harassment
- Offensive Pictures
- Spelling & Grammar Errors
- Unfinished
- Other Problem

COMMENTS
Click 'X' to report any negative comments. Thanks!