Progetto "Conosco il mio quartiere"
Libro realizzato con i disegni degli alunni di 4B

In una piccola scuola di un paese vicino e lontano,





arrivò un giorno uno strano bambino: stava a scuola come tutti gli altri bambini ma non voleva parlare.




La mamma lo aveva portato da tutti i migliori dottori, ma la diagnosi era sempre la stessa: il bambino non aveva nulla che non andasse, solo non voleva parlare.






Le maestre si prodigavano in mille modi per cercare di fargli dire qualcosa e di coinvolgerlo nel lavoro della classe, ma lui niente, nemmeno una parola piccola così.
I bambini si stancarono ben presto di chiedergli di giocare con loro, perché lui li guardava né triste né allegro e taceva.



Alla fine, tutti si abituarono alla sua presenza silenziosa e tranquilla e gli sorridevano ogni tanto, mentre lo strano bambino disegnava su un piccolo blocco bianco o si fermava ad osservare le foglie cadute dagli alberi, o rimaneva col naso all'insù a guardare il cielo, dimenticandosi persino di fare merenda.




Spesso i bambini lo incontravano per le strade del quartiere, sempre solo ed assorto, mentre, con passo lento, camminava lungo il vialetto del parco con il suo piccolo blocco bianco sotto il braccio.







Un giorno arrivò nel quartiere un grande artista, che aveva deciso di fermarsi proprio lì per realizzare uno splendido dipinto su uno dei muri delle case, quindi scelse il muro e cominciò a pensare alla sua opera.

Stava seduto a gambe incrociate su una panchina a riflettere, quando la sua attenzione fu catturata da uno strano bambino che passeggiava tutto solo nel parco guardando il cielo e facendo strani gesti con le braccia.




L'uomo guardava il bambino e non capiva, ma si accorse che i suoi gesti dipingevano qualcosa nell'aria e decise di osservare attentamente...ma ancora non riusciva a capire cosa stesse dipingendo il bambino e fu così che decise di non limitarsi a guardare, ma di provare ad ascoltare.

Nel silenzio del parco si udivano tanti suoni che fino ad allora non aveva notato: il rumore leggero delle foglie mosse dal vento, i vocalizzi di molte specie di uccelli, il ronzare monotono delle api che cercavano gli ultimi fiori, l'abbaiare pigro e lontano di un cane: tutto sembrava far parte di un grande concerto, tutto aveva un suono e un ritmo proprio, tutto era armonia e pace,







mentre il bambino disegnava i contorni di una grande cupola che accoglieva e proteggeva dall'alto tutte le voci e tutte le forme che sembravano fluttuare nell'aria, così vicine e diverse, ma tutte ugualmente necessarie.



L'artista capì di non poter ricreare da solo quella multiforme magia e fu per questo che chiese aiuto ai bambini della scuola, insegnando loro ad usare il colore per esprimere quello che le parole non possono dire.

Ancora oggi, se passate di lì, potrete ammirare un grande dipinto in cui le figure danzano nell'aria avvolte in un velo, perché possano ascoltare con gli occhi del cuore i suoni diversi e meravigliosi della grande cattedrale che è il mondo in cui viviamo.



E il bambino? È andato in tante altre scuole ad insegnare a tutti che, a volte, le parole non riescono a dire tutto quello che proviamo e, se starete in silenzio, forse vi capiterà di incontrarlo...



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