
Alex Bellini è un esploratore, speaker motivazionale e performance coach.
È nato in Italia nel 1978, in un piccolo paese tra le Alpi. E’ dalle montagne che Alex impara la sua prima lezione: aggrapparsi alla roccia e tenere duro, sempre alla ricerca di un punto d’appoggio, anche quando il supporto sembra mancare. È questa filosofia che lo ha spinto negli ultimi 14 anni ad esplorare gli ambienti più ostili del nostro pianeta.
Nel 2005, l’avventuriero rema da solo per 11.000 km attraverso il mare Mediterraneo e l’ Oceano Atlantico per un totale di 227 giorni. Nel 2008 si ripete e rema per 18.000 km attraverso l’ Oceano Pacifico, dal Perù all’Australia, in 294 giorni, ancora una volta da solo. Alex Bellini ha viaggiato attraverso i 10 fiumi più inquinati della terra, da dove proviene l’80% della plastica che si riversa fino al mare dando vita ad enormi accumuli di materiali inerti.
Il più grande di questi, al largo delle coste della California, si estende per oltre 1,6 milioni di km2, poco più di tre volte l’area della Spagna, leggermente più grande dell’Alaska.
Tutto parte da un bambolotto, incontrato durante una navigazione a remi nell’Oceano Pacifico. Alex si è chiesto da dove venisse, quale vita avesse vissuto prima di arrivare fin là.
Così è nato Ten rivers One ocean, un progetto che ha lo scopo di accrescere la consapevolezza generale su un argomento che ci riguarda tutti da vicino e di cui siamo testimoni ogni giorno: l’inquinamento da plastica dalle sue origini ai suoi effetti finali causato dall'uomo.
Il Great Pacific Garbage Patch è un enorme accumulo di plastica che si è venuto a formare nel corso degli ultimi 60-70 anni,
di pari passo con l’affermazione del modello produttivo che oggi conosciamo. Viene chiamato anche Pacific Trash Vortex, perché si comporta proprio come un vortice che si muove in senso orario e con la sua forza centripeta accumula al centro tonnellate di plastica. Qualcuno ha parlato di “sesto continente“, altri ne hanno persino rivendicato la cittadinanza. A differenza di quanto le persone immaginano però, il GpGp non è qualcosa di solido su cui si può andare a
piantare le tende.
In realtà non è un’isola, ma una zuppa di plastica, di cui ciò che affiora è solo una parte del totale: il resto rimane sotto il pelo dell’acqua o va a fondo. Le stime indicano che il 94% del totale è rappresentato da micro-plastiche. Sono proprio quest’ultime, le micro-plastiche, a creare il problema più grave per l’ecosistema perché a causa delle loro dimensioni e colore, gli animali confondono la plastica per cibo e ciò causa loro malnutrizione e la loro morte.
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