
La Primavera
L’inverno aveva rinfrescato anche
il colore delle rocce. Dai monti scendevano,
vene d’argento, mille rivoletti silenziosi,
scintillanti tra il verde vivido dell’erba.
Il torrente sussultava in fondo alla valle tra
i peschi e i mandorli fioriti. E tutto era puro,
giovane, fresco, sotto la luce.
Dedicato a VOI che mi avete sempre sostenuto e a Te che anche da lassù continui ad essere guida ed ispirazione

PREFAZIONE
“ Quale sarà l’argomento della tua tesina d’esame?”
Se qualcuno mi avesse fatto questa domanda un anno fa, non avrei avuto esitazioni, avrei risposto: “ La Seconda Guerra Mondiale, ovviamente!”
Le mie letture, la mia passione per la storia e per quel particolare momento storico non davano spazio ad altre possibilità.
Eppure, nel corso di quest’anno scolastico, pian piano, senza che me ne rendessi neanche conto, qualcosa è cambiato.
Anche se il mio progetto iniziale era sempre lì, una nuova idea cominciava a farsi strada nella mia mente.
E’ stato un anno difficile ed incredibilmente lungo, pieno di timori ed ansie per una situazione che sembrava non finire mai. Costretti da un virus a fare lezione a casa attraverso il computer, la prospettiva cambia. E così è stato anche per me, che in questi mesi ho avuto modo di riflettere molto, soprattutto sull’età che sto vivendo e sui miei cambiamenti. E sì, perché come scriveva Grazia Deledda, “Mutiamo tutti, da un giorno all'altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano”.
L’adolescenza è l’età della spensieratezza, dei sogni, delle aspettative, dei progetti. E’ l’età in cui cominciamo a proiettarci verso il nostro futuro, a fare le prime scelte da soli, ad avere una nostra personalità e a lottare per affermare la nostra individualità. E’ un’età di ottimismo nonostante tutto e si pensa di essere in grado di affrontare e superare qualsiasi cosa. E’ la nostra “ epoca bella”.
Da questa riflessione alla scelta del mio argomento d’esame il passo è stato breve.
La “Belle Époque”, dunque.
E’ il sipario che apre lo sguardo sul Novecento con anni di straordinario avanzamento tecnologico che hanno reso le distanze più brevi, le relazioni più immediate, la medicina più efficace, i confini dell’uomo più estesi; è il periodo che ha influenzato le menti dei poeti, con i suoi rivolgimenti in ambito artistico e in seno alla società. E’ il periodo del benessere, della fiducia e dell’ottimismo. E’ un pò come l’adolescenza e, come l’adolescenza dovrà inevitabilmente scontrarsi con la realtà, così quest’epoca finirà, purtroppo, con il primo grande conflitto mondiale e ad essa, come forse faremo un giorno noi pensando alla nostra adolescenza, si guarderà con nostalgia e rimpianto.
E’ un’epoca bella ma, paradossalmente, un’epoca fatta anche di contraddizioni e tensioni,in cui ancora diffuso è il sentimento di sospetto e pregiudizio verso le donne. E allora, questo mio lavoro, vuole seguire anche un sottile filo conduttore, un fil rouge o meglio un fil rose, gettando uno sguardo sul mondo femminile, dalla lotta per l’emancipazione femminile con Emmeline Pankhurst, alla caparbietà di Grazia Deledda nell’affrontare i pregiudizi dell’epoca sulle donne e l’istruzione, dalla tenacia della Regina Vittoria all’ambizione e alla voglia di affermazione e innovazione di Coco Chanel, fino ad arrivare all’obbiettivo n. 5 dell’agenda 2030: “ l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze”.
Il padlet è stato, quindi, pensato in modo da raccogliere, per ogni materia, attraverso mappe concettuali e presentazioni, gli argomenti relativi alla Belle Époque, inserendoli in apposite sezioni dedicate, mentre tutto l’argomento è stato riassunto, collegato e compendiato in questo libro multimediale.
Col nome di Belle Époque si indica il periodo storico, socio-culturale e artistico europeo, che, nato in Francia, interessa tutta l’Europa Occidentale e va dall'ultimo ventennio dell'Ottocento all'inizio della prima guerra mondiale (1871-1914).
L'espressione "Belle Époque" (Epoca Bella) nasce in Francia, scaturendo in parte dalla realtà storica e in parte da un sentimento di nostalgia per quel periodo di pace, crescita, fiducia e ottimismo che precede il primo grande conflitto mondiale. Indica la vita brillante nelle grandi capitali europee, le numerose esperienze artistiche, il divertimento della popolazione e un totale miglioramento della vita quotidiana. Non solo la Francia, ma buona parte dell’Europa occidentale conosce un periodo di fortissima espansione. Dopo alcuni decenni di crisi (la cosiddetta “lunga depressione”, 1873-1896), l’economia riacquista forza. Si sviluppano, a cavallo dei due secoli, grandi banche, industrie di costruzioni navali, società di commercio capaci di operare in tutto il mondo. In Occidente non si temono più le grandi carestie, perché, grazie allo sviluppo dei trasporti, sia per terra che per mare, è ormai possibile trasportare ovunque, in tempi rapidi e a costi contenuti, grano e generi alimentari.

Le guerre, se ci sono, sono lontane: in Cina, in Africa e sulle pendici dell'Himalaya. Tra le potenze europee ogni accordo sembra possibile, pur di conservare un benessere tanto evidente.
La Belle Époque si colloca, quindi, come un periodo di pace e prosperità.

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Debellata la maggior parte delle epidemie, migliorate le condizioni igieniche di abitazioni, luoghi di lavoro e ospedali, ridotta notevolmente la mortalità soprattutto infantile, l’Europa conta ormai oltre 400 milioni di abitanti.
Statistica e demografia della Belle Époque. Per meglio comprendere le caratteristiche e le variazioni della popolazione europea e mondiale, possiamo ricorrere al metodo statistico, che proprio nel periodo della Belle Époque, ha avuto il suo maggior sviluppo.
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Così, attraverso questi due grafici possiamo trarre informazioni sulla popolazione mondiale nel 1900. Entrambi i grafici raccolgono e mettono a confronto i dati relativi alla popolazione di Europa, Africa, America, Asia ed Oceania nell’anno di riferimento. Nel 1900 la popolazione mondiale è complessivamente di 1.624.000 abitanti, così suddivisi: 412 milioni in Europa, 138 milioni in Africa,165 milioni in America,903 milioni in Asia e 6 milioni in Oceania.
Nell’ istogramma si nota con maggiore evidenza il notevole divario tra la popolazione, espressa in milioni di abitanti, del continente asiatico rispetto a quella degli altri continenti e in special modo rispetto all’Oceania, per lo stesso anno di riferimento e cioè il 1900. Nel grafico a torta, invece, si nota meglio la proporzione fra la popolazione europea e quella degli altri continenti.
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Questo grafico, invece, mette a confronto la popolazione di Londra, Parigi e New York nel 1871 e nel 1900. Si tratta delle città più popolose di quegli anni. Nel 1900 la popolazione di queste tre città è cresciuta notevolmente e a New York addirittura quasi raddoppiata rispetto a soli venti anni prima e cioè rispetto all’inizio della Belle Epoche.

Nell’Ottocento, l’aumento demografico e l’industrializzazione avevano avuto come effetto lo spostamento della popolazione verso le città: molti lavoratori – volontariamente o costretti dalla crisi agricola – avevano lasciato la campagna per diventare operai nelle fabbriche, collocate per lo più nelle aree urbanizzate. Erano nate, in questo modo, città di grandi dimensioni, caratterizzate dall’alta densità demografica, la cui vita ruotava principalmente intorno all’attività industriale.
Tra il 1871 e il 1914, la popolazione urbana supera ormai quella rurale (fenomeno dell’urbanesimo) con la inevitabile conseguenza dell’aumento dei consumi e della produzione industriale. Le industrie assumono più lavoratori e crescono i salari. Le dimensioni di massa assunte dalla domanda stimolano la crescita dell’ industria grazie anche alla produzione in serie e la diffusione di processi di meccanizzazione.


La catena di montaggio è introdotta nel 1913 nelle officine automobilistiche Ford di Detroit; essa consente di ridurre i tempi di lavoro, frammentando il processo produttivo in una serie di piccole operazioni affidate ciascuna a un singolo operaio. Lo scopo di questa nuova organizzazione del lavoro è di aumentare i profitti con un lavoro svolto più velocemente e di diminuire i costi.
In questo modo, merci prima accessibili solo a pochi, ora possono essere acquistati anche dalla borghesia di città. Si innesca così un circolo virtuoso dell’economia, che determina un benessere mai visto prima e diffonde tra la gente un senso di fiducia nell’avvenire.


Si espande il commercio. Come detto, anche i consumi assumono dimensioni
di massa. Mentre in passato solo i ceti sociali più abbienti avevano potuto permettersi l’acquisto di beni voluttuari, con l’avvento della società di massa, l’acquisto di beni secondari si diffonde in tutti gli strati sociali. Questo cambiamento porta alla nascita di nuove modalità di vendita. A partire dal 1872, prima in Francia a Parigi e poi in tutta Europa e negli Stati Uniti, accanto a mercati e negozi, nelle vie centrali delle grandi città, sorgono i primi grandi magazzini, edifici su più piani che rivoluzionano il modo di vendere, puntando sull’esposizione della merce in vetrine luminose e diventano al tempo stesso luogo di svago per tutti i cittadini. Vi si trovano le merci più svariate, come capi di vestiario, profumi, oggetti di arredamento, disponibili a basso prezzo poiché fabbricati in serie e, dunque, in grandi quantità.



Inoltre, la vendita di prodotti su vasta scala pone ai venditori il problema di come raggiungere rapidamente un numero sempre più elevato di persone orientando i loro consumi. Nasce la pubblicità, che permette di promuovere le merci attraverso i manifesti appesi sui muri o sui mezzi di trasporto pubblico e le inserzioni su periodici e giornali. I manifesti della Belle Époque sono delle vere e proprie opere d’arte. Non a caso le immagini vengono realizzate da artisti di grandissimo prestigio.



In questo periodo le invenzioni e i progressi della tecnica e della scienza sono senza paragoni con le epoche passate. I benefici di queste scoperte portarono a standard di vita notevoli. L'illuminazione elettrica, la radio, l'automobile, il cinema e altre comodità, tutte contribuiscono ad un miglioramento delle condizioni di vita degli europei. Questo grazie anche ai numerosi progressi che si registrano in campo sanitario. La pastorizzazione degli alimenti, messa a punto dal biologo francese Louis Pasteur, e l’avvio della pratica delle vaccinazioni permettono di porre un freno alla diffusione di molte malattie infettive, come il vaiolo, la rabbia, il colera. Anche il sapere scientifico viene rivoluzionato da alcune scoperte nel campo della chimica e della fisica.
Nasce la genetica con Gregor Mendel.

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Gregor Mendel
Johann Gregor Mendel, monaco, naturalista e matematico, è riconosciuto come il padre della genetica, la scienza che studia la trasmissione dei caratteri ereditari. La sua fama, postuma, è legata agli studi sugli incroci tra piante di piselli con caratteristiche differenti. Mendel, ipotizza l'esistenza di qualche elemento responsabile della trasmissione dei caratteri, e su questa base comincia una serie di esperimenti per verificare la propria ipotesi fino ad arrivare alla formulazione di leggi in grado di spiegarla. Per i suoi esperimenti Mendel sceglie le piantine di pisello odoroso (Pisum sativum), perché facilmente reperibili e coltivabili, economiche ma soprattutto perché si riproducono velocemente e sono presenti in una grande varietà di forme e colori e quindi con caratteristiche morfologiche facilmente distinguibili. Mendel studia sette diversi caratteri, che chiama antagonisti. Capisce che per comprendere il meccanismo che regola l’ereditarietà dei caratteri deve usare piante di linea pura, piante cioè che incrociandosi danno vita ad una discendenza che presenta sempre le stesse caratteristiche. Ottenute piante di linea pura, per tutti e sette i caratteri antagonisti, e lavorando su molte piante contemporaneamente, riesce a capire i meccanismi di trasmissione dei caratteri e formula le tre leggi che oggi portano il suo nome.
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Legge della dominanza: incrociando tra loro due individui di linea pura che differiscono per un solo carattere si ottengono individui in cui si manifesta solo uno dei due caratteri.
Legge della segregazione o disgiunzione dei caratteri : nella discendenza degli ibridi ricompre il carattere recessivo e i due caratteri si presentano separati nel rapporto costante di 3:1.
Legge dell'indipendenza dei caratteri: dall’incrocio di due individui che differiscono tra loro per due o più caratteri, si ottengono individui nei quali i caratteri si trasmettono in modo indipendente l’uno dall’altro secondo la prima e la seconda legge, e quindi combinati in tutti i modi possibili.
Solo con la successiva scoperta del microscopio elettronico e l’individuazione dei cromosomi nel nucleo della cellula, gli studi di Mendel verranno confermati.



Spettacolare è lo sviluppo dell’industria elettrica, tanto che nelle città di fine Ottocento l’illuminazione elettrica sostituisce gradualmente i lampioni a gas. Cambia il trasporto pubblico urbano: si diffondono tram elettrici ed entrano in funzione le prime metropolitane elettriche. Si cominciano a vedere per le strade anche le prime automobili. L’industria automobilistica è favorita dai perfezionamenti del motore a scoppio, ad opera di Benz e Daimler, dai progressi della tecnica petrolifera e dall’invenzione degli pneumatici. Nel 1903 il motore a scoppio venne impiegato dai fratelli Wright su un telaio con delle ali: nasce cosi l’aeroplano, il cui primo volo dura poco più di 10 secondi; tuttavia, già nel 1909 è possibile effettuare la traversata aerea della Manica. Cambia il trasporto pubblico urbano: Fa la sua comparsa anche la bicicletta. Da oggetto stravagante, che, diffuso all’inizio quasi esclusivamente fra gli aristocratici, diventa sempre più economica e si afferma come mezzo di trasporto di massa.




Anche il mondo dell’informazione è in rapido sviluppo: le tirature dei giornali aumentarono considerevolmente e al telegrafo, nel 1895, si aggiunge un nuovo strumento di comunicazione, il telegrafo senza fili. Frutto degli esperimenti di Guglielmo Marconi, questa invenzione avrebbe consentito lo sviluppo delle telecomunicazioni e di uno dei più importanti mass media del Novecento: la radio. Verso la fine dell’Ottocento comincia a diffondersi anche il telefono, brevettato dall’italiano Antonio Meucci



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Le esposizioni universali e il Crystal Palace. Nel periodo della Belle Époque si celebrano i risultati raggiunti in pochi decenni con esposizioni universali, in cui si esibiscono tutte le ultime strabilianti meraviglie della tecnica.
Le esposizioni universali sono occasioni per esibire gli avanzamenti tecnici della produzione industriale nazionale,il cui primato in questi anni è conteso principalmente da Regno Unito e Francia. Una competizione questa che stimola la rapidissima evoluzione dell’industria e della produzione in serie. Tali innovazioni vengono progressivamente estese anche al campo della costruzione.
A Londra, nel 1851si svolge la Prima esposizione universale.
Manifesto per un paese che si accinge a mostrare la propria potenza industriale è il Crystal Palace.
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Realizzato nel 1851 a Londra, su progetto del botanico e costruttore di serre Joseph Paxton, il Crystal Palace è stato un edificio unico ed eccezionale per le innovazioni tecniche messe in gioco nella sua realizzazione.
La costruzione discende dalla tipologia della serra e da questa non presenta grandi differenze, fatta eccezione per la sua dimensione monumentale: è infatti il più grande edificio al mondo al tempo della sua realizzazione. Poggia su sette ettari e mezzo di terreno, è lungo 564 metri, alto 39 metri e ha una superficie di 92.000 mq. La struttura è modulare e questo permette di assemblarla rapidamente e sul posto in soli quattro mesi.



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Il Crystal Palace si ispira all’impianto delle basiliche romane, poi cristiane: il braccio maggiore ha cinque navate a tetto piano, incrociate da un transetto voltato a botte. Paxton idea un tetto arricchito di travi che fungono anche da canali, per deviare le acque piovane. Una soluzione semplice ed efficace che, coniugata all’inclinazione dei tetti dagli ampi pannelli in vetro, consente alla luce di inondare gli interni, persino alle non soleggiate latitudini inglesi. Tutto viene progettato in modo da tutelare gli alberi secolari di Hyde Park. Vengono esposti oltre 100.000 oggetti provenienti da tutte le parti del mondo –dalla prima toilette pubblica alle prime biciclette, al più grande diamante del mondo. La cronaca dell’epoca racconta che furono oltre 6 milioni i visitatori a riversarsi nella struttura nel corso della manifestazione. Il nuovo secolo si apre con un’altra esposizione universale quella di Parigi del 1900, preceduta dalla costruzione, per l’occasione, della “Tour Eiffel”, una gigantesca torre metallica alta 300 metri.



Nel frattempo, la scena culturale prospera e l’arte prende nuove forme i tutta Europa e anche e soprattutto in Italia.
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Letteratura italiana. Verismo e Grazia Deledda. Sotto l’influenza del clima di positivismo che caratterizza la Belle Époque, cioè di quell'assoluta fiducia nella scienza, nel metodo sperimentale e negli strumenti infallibili della ricerca, tra gli ultimi decenni dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, nasce in Italia la corrente letteraria del Verismo.
Si sviluppa a Milano, la città dalla feconda vita culturale, in cui si riuniscono intellettuali provenienti da tutte le regioni italiane; le opere veriste, però, rappresentano soprattutto le realtà sociali dell'Italia centrale, meridionale e insulare. Così la Sicilia è descritta nelle opere di Giovanni Verga, di Luigi Capuana e di Federico de Roberto; Napoli in quelle di Matilde Serao e di Salvatore di Giacomo; la Sardegna nelle opere di Grazia Deledda.
Deriva dal movimento francese del Naturalismo, che aveva come tema la realtà umana e sociale, anche quella più umile e penosa, ma se discosta presentando caratteristiche diverse ed originali.
Il termine stesso deriva dalla parola “vero”: lo scrittore deve riprodurre la realtà in modo oggettivo e far emergere la verità in modo impersonale senza giudizi o partecipazione emotiva.

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Caratteristiche fondamentali del Verismo sono, quindi:
il regionalismo, i veristi descrivono e analizzano le realtà sociali tipiche della propria regione, scegliendo come soggetto prevalentemente la vita rurale e le realtà sociali del centro-sud;
il pessimismo, i veristi esprimono una concezione pessimista della vita;
l’impersonalità, i veristi vogliono rappresentare la realtà in modo oggettivo, i veristi vogliono rappresentare la realtà in modo oggettivo e così si limitano ad osservare e a raccontare in modo preciso ciò che accade, senza interventi o commenti personali;
il linguaggio vivo, immediato, spontaneo, i veristi adottano la lingua nazionale ma usano parole semplici a volte dialettali per riprodurre il modo di esprimersi della gente semplice, in quanto la lingua e lo stile devono essere aderenti ai fatti e quindi espressione obiettiva del mondo rappresentato; ricorrono a molti discorsi diretti e descrivono in maniera particolareggiata paesaggi, personaggi e ambienti.
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Se Giovanni Verga è considerato il padre del Verismo, un posto di primo piano anche sulla scena internazionale è occupato da una donna: Grazia Deledda.
Grazia Deledda è stata una delle più importanti e influenti scrittrici italiane del Diciannovesimo e del Ventesimo secolo. Pur legata a suggestioni tardoromantiche, è considerata tra le più insigni esponenti del verismo italiano. Racconta nelle sue opere la realtà sociale della sua regione, la Sardegna, con le sue abissali differenze di ceto, il senso di decadenza della nobiltà dell’epoca, il desiderio di liberazione, l’attaccamento alle tradizioni, alle superstizioni e alle credenze popolari, l’ineluttabilità del destino. Nasce a Nuoro, nel settembre del 1871. Nella Sardegna dell’epoca non è permesso ad una donna di portare avanti gli studi, perciò deve abbandonare la scuola in quarta elementare, contrariamente ai fratelli maschi, che invidierà sempre per aver avuto, al contrario di lei, il grande privilegio di frequentare studi superiori. Nonostante ciò, quasi autodidatta, inizia a scrivere molto giovane e a soli diciassette anni pubblica il suo primo romanzo. In tutto pubblica 56 opere in circa 40 anni di carriera e viene apprezzata e tradotta anche all’estero.

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Nel 1927, Grazia Deledda viene insignita del premio Nobel per la Letteratura “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”. Deledda è stata la prima donna italiana a vincere un Nobel e la seconda italiana a vincerlo per la Letteratura, dopo Giosué Carducci nel 1906. Muore a Roma per un tumore al seno, il 15 agosto 1936.

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La musica verista di Giacomo Puccini. Sotto l'influsso letterario del Verismo, i compositori italiani privilegiarono soggetti attenti alla vita quotidiana, spesso delle classi più umili, ma trattati con gusto realistico, talvolta evidenziando la brutalità di alcune situazioni messe in scena. I sentimenti espressi sono portati all'eccesso tramite una vocalità caratterizzata da continui sbalzi e da una ricca orchestrazione. In questo periodo il pubblico italiano comincia poco per volta ad apprezzare la musica strumentale creata negli altri paesi ma continua ad amare l’opera lirica ed è perciò che in questo genere musicale troviamo i nostri maggiori compositori: Pietro Mascagni, Ruggero Leoncavallo, ma soprattutto Giacomo Puccini che si stacca dagli altri per una vena più intimista e sentimentale.
Giacomo Puccini nasce a Lucca il 22 dicembre 1858, ultimo di una dinastia di compositori. Per quanto la famiglia non disponga di grandi mezzi economici, aggravati peraltro dalla prematura morte del padre Michele, Giacomo, per volere della madre viene avviato comunque agli studi musicali.

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Studia prima all’Istituto musicale «G. Pacini» e frequenta poi il Conservatorio di Milano. Fermamente deciso a fare soltanto il compositore, subito dopo il diploma, compone la sua prima opera lirica, Le Villi, rappresentata nel 1884. In quell’occasione, Giulio Ricordi, il più importante editore musicale italiano, si accorge di Puccini e gli commissiona una seconda opera lirica, Edgar, che non hail successo sperato. Compone, nel 1893, la sua terza opera, Manon Lescaut, un vero successo che lo consacra come erede di Verdi. Nel 1896 con La bohème, diretta da un giovane maestro d’orchestra, Toscanini, coglie un successo ancora più grande, che si estende presto anche a livello internazionale. Il successo non manca neppure alle due opere successive, Tosca (1900) e Madama Butterfly (1904), grazie alle quali Puccini diventa il compositore vivente più ricco e famoso. Nel 1910 per la prima volta una prima assoluta di un’opera di Puccini ha luogo all’estero: La fanciulla del West fa il suo debutto a New York, e si tratta di un grandioso evento.
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Nel 1924, compone la sua ultima opera lirica, Turandot, capolavoro rimasto, però, incompiuto a causa della morte del maestro a seguito di un intervento chirurgico a Bruxelles. Puccini è stato uno dei compositori più stimati di tutto il Novecento ed è considerato unanimemente il più importante esponente del Verismo, insieme a Mascagni e Leoncavallo. L’opera verista, analogamente all’omonima corrente letteraria, ha come protagonisti personaggi che sembrano reali e di questi descrive passioni e sentimenti. Lo stile di Puccini è caratterizzato da una straordinaria efficacia drammatica, I suoi personaggi, come quelli di Verdi, di cui è considerato l’erede, sono dotati di una intensa drammaticità resa ancora più intensa dal forte spessore umano, questo grazie anche a due librettisti, Giacosa e Illica, che li tratteggiano con una umanità sorprendente. Puccini riveste quei personaggi di una musica moderna eppure aderente al loro carattere per sottolineare le loro passioni, le loro emozioni, i loro dolori e le loro gioie.




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Lo Stile liberty- L’arte diventa interprete di quest’epoca. L’Art Nouveau (“Nuova Arte”) è un movimento artistico che nasce in Francia tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento e si diffonde, poi, in tutta Europa con nomi diversi (“Jugendstil” in Germania, “Secessione” in Austria, “Modernismo” in Spagna, “Modern style” in Gran Bretagna),interessando soprattutto l’architettura e le arti applicate. In Italia, l’Art Nouveau è conosciuta inizialmente come “Stile Liberty” e il suo periodo storico coincide appunto con la Belle Époque. Il nome “liberty” deriva da quello dei magazzini fondati a Londra nel 1875 da Arthur Lasenby Liberty, specializzati nella vendita di prodotti provenienti dall’estremo oriente. Una delle caratteristiche chiave dell’Art Nouveau, infatti, è il fascino per terre lontane e misteriose. Il movimento si afferma definitivamente dopo le Esposizioni universali di Torino del 1902 e di Milano del 1906, i cui padiglioni ispirano artisti, artigiani e architetti di tutto il Paese.

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Da un punto di vista visivo, le opere dell’Art Nouveau (dipinti, statue, architetture) sono caratterizzate da un’accentuata eleganza decorativa e da linee vivaci e giocose, dolci e sinuose che si incontrano e si intrecciano armoniosamente, esprimendo la gioia di vivere e la leggerezza tipiche della Belle époche. Esse, infatti, si ispirano alla natura stilizzandone gli elementi, tanto che in Italia lo stile Liberty è conosciuto anche come “Stile floreale”. Queste sfere della natura vengono concepite come un unico ed armonioso universo dal quale trarre ispirazione artistica e nella pittura, nella scultura, nelle arti applicate e in ogni oggetto della vita quotidiana si ritrovano motivi floreali, ambienti vegetali, creature animali piccole e indifese. Caratteri distintivi del Liberty diventano l’accentuato linearismo e l’eleganza decorativa.



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Sfrutta e adatta le nuove tecniche di produzione industriale ed i nuovi materiali quali il ferro, il vetro e il cemento. Proprio per questo viene adottato per decorare i luoghi di ritrovo e svago (cinema, teatri, ristoranti, caffè, grandi magazzini e persino vetrate di chiese). E’ uno stile che piace molto anche alla nuova borghesia in ascesa, che lo adotta per i propri palazzi. Con facciate decorate di stucchi e mosaici, ceramiche, affreschi, elaborati cancelli, ringhiere in ferro battuto, vetrate colorate e dettagli estrosi. Perfino gli elementi che caratterizzano le città moderne , come lampioni, pensiline dei tram e delle metropolitane, assumono forme fantasiose e bizzarre. Lo Stile Liberty non riguarda solo pittura, disegno e architettura ma anche design e artigianato. Nasce come reazione alla produzione industriale di oggetti in serie resa possibile dai processi di automazione di fine Ottocento. Per fuggire alla massificazione del prodotto, gli artisti del tempo lo innovano, lo abbelliscono con un tocco personale per renderlo unico. Viene così applicato anche agli oggetti di uso quotidiano destinati a un pubblico ampio, come mobili, libri, abiti e gioielli.



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