“Addio padre e madre addio,
che per la guerra mi tocca di partir,
ma che fu triste il mio destino,
che per l'Italia mi tocca morir.”
(Canto militare, Lombardia)

La musica ha sempre fatto parte della vita dei soldati nei campi di battaglia, nelle trincee e nelle retrovie. E così ogni guerra ha le sue canzoni, che, grazie anche a testi facilmente memorizzabili, vennero composte per risollevare gli animi afflitti oppure per esorcizzare la paura della guerra e della morte. Alcuni canti narrano di episodi e luoghi di battaglia, di gesta coraggiose, di morti eroiche e del dolore, altri, invece, parlano di amori lontani, di famiglia, di madri e di speranze.
Alcuni sono tristi e nostalgici, altri sono ritmati e allegri. Tutti, comunque, rappresentano un modo di cristallizzare la memoria della guerra.
E così anche i canti della prima guerra mondiale e cioè le canzoni scritte e cantate tra il 1914 e il 1918.
Superando le barriere del tempo, le musiche e i testi di questi canti fanno rivivere in chi le ascolta le emozioni e i sentimenti di chi ha vissuto e combattuto quella durissima guerra.
I soldati hanno sempre cantato ma durante la Prima guerra mondiale si assiste a una straordinaria diffusione di canti. In realtà già prima che l'Italia partecipasse al conflitto, nei mesi fra l'inizio della guerra (28 giugno 1914) e la dichiarazione di guerra dell'Italia (24 maggio 1915) la querelle fra "neutralisti" e "interventisti" aveva invaso anche i café-chantant attraverso canzoni leggere come “La ragazza neutrale”, che rappresenta l'Italia come una signorina che resiste alle avances dei corteggiatori francesi e tedeschi.
Le canzoni della propaganda interventista andavano, invece, dalle marcette patriottiche alle feroci caricature. Espressione dell'interventismo di sinistra fu, infine, la Canzone garibaldina.
Durante i lunghi anni della guerra di trincea le canzoni assumono, però, un altro tono e un altro significato. C'erano motivi popolari e facili da cantare come le famosissime Quel mazzolin di fiori e La Valsugana, che parlano di amori, di delusioni, di affetti familiari.
LA VALSUGANA
Il repertorio si arricchisce anche di nuovi canti che rispecchiano la realtà della guerra: i soldati soffrono fisicamente e moralmente e così le canzoni non sono più guerresche ma ricche di sentimento e cariche di dolore per i commilitoni caduti, per gli affetti lontani, per l’incertezza delle sorti della guerra.
La maggior parte di questi canti è attribuibile agli alpini. In questi anni, infatti, gli alpini elaborarono alcune delle canzoni che ancor oggi fanno parte del repertorio dei canti di montagna, come Monte Canino, La tradotta che parte da Torino, Monte Nero o Ta-pum.
Ta- pum è una delle più note canzoni della Grande guerra, nata nelle trincee italiane.
L'attribuzione della paternità della canzone degli alpini è tuttora discussa. Alcuni l'attribuiscono ai militari italiani durante la Grande Guerra, mentre altri al compositore Antonio Piccinelli di Chiari, in ogni caso sarebbe nata nel periodo della battaglia del monte Ortigara.
Il titolo della canzone originale era senza il trattino, quindi: ta pum. A quel tempo fra gli uomini con istruzione elementare non tutti i segni di punteggiatura erano insegnati e quindi poco utilizzati.
Il ritornello è ispirato al rumore degli spari della fucileria austro-ungarica dove il "TA" è il rumore della pallotta e il "PUM" il rumore dello sparo del fucile in dotazione alle truppe austriache ed in particolare ai cecchini.
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