Gruppo 3: Piva Marialisa, Pizzimenti Margherita, Pizzurro Rosanna, Pocorobba Germana, Polacco Maria Pia, Polito Anna Maria, Polizzi Giovanna, Polizzi Martina, Polizzotto Federica, Pollari Vincenza.

Ascolto attivo:
Marcello è un bambino che frequenta la classe terza di scuola Primaria, durante lo svolgimento di un compito in gruppo assegnatogli dalla maestra, dopo 10 minuti dall’inizio, si alza e non riesce più a continuare, provando inoltre a distrarre anche i compagni.
L’insegnante notando la situazione, osserva in silenzio e cerca di comprendere i motivi di questo suo comportamento-problema. Successivamente egli si avvicina al bambino, entra in empatia con quest’ultimo cercando di instaurare una relazione positiva: manifestando approvazione, elogiando con la sola espressione del viso, entrando in sintonia e mostrando complicità, inoltre, si aiuta anche attraverso il linguaggio corporeo e la prossemica facciale, avvicinandosi a lui e mostrandosi aperto al dialogo.
In questo modo l’insegnante porterà il bambino a fidarsi di lui e di conseguenza ad aprirsi.

Ehiii, guardate cosa so fare!

Dialogo:
Marcello durante lo svolgimento di un’attività assegnata alla classe non dimostra interesse e mostra atteggiamenti di distrazione per la classe.

L’insegnante silenziosamente osserva la situazione e successivamente si avvicina all’alunno e aspetta che inizi a parlare (ascolto passivo). Sorride per incoraggiarlo, cercando di instaurare una relazione positiva (messaggio d’accoglimento).

Marcello: “Maestra, i miei compagni non vogliono lavorare con me.” (si interrompe, abbassa lo sguardo e inizia a giocare con la manica del grembiule).
Maestra: “Che cosa è successo? Perché hai questo faccino triste?” (invito caloroso).


Marcello: “I miei compagni non mi vogliono perché dicono che non che non so fare le cose e che parlo sempre”.

Maestra: “E tu cosa ne pensi? È vero quello che dicono i tuoi compagni?”
Marcello: “Sì, forse è vero che disturbo un po’” (alza lo sguardo cercando di incrociare quello della maestra).

Maestra: “Cosa pensi di fare allora?”
Marcello (dopo un momento di riflessione risponde): “Posso propormi per aiutare a ritagliare ed incollare le immagini per la costruzione del Lapbook promettendo di lavorare con gli altri e di comportarmi bene”.
Maestra: “Molto bene, hai avuto proprio un’ottima idea!”

In questo modo il bambino non si è sentito giudicato o rimproverato, ma al contrario, incoraggiato ad assumere un atteggiamento propositivo e collaborativo con i propri pari. In questo modo è riuscito a comprendere autonomamente il proprio errore ed a trovare nuove soluzioni più idonee per la risoluzione della situazione-problema.
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