Gemma,
nostra maestra in classe prima.
Dedichiamo questo libro a

Una storia di amicizia speciale

La storia che vi presenteremo ora s’intitola CIPI’.
L’autore di questo libro è Mario Lodi, scrittore e insegnante.
Cipì è un uccellino “diverso” dagli altri. Fin dal primo giorno di vita, il nido gli sta piccolo e i consigli della mamma non bastano a frenare la sua curiosità. Il desiderio di conoscere il mondo è sempre più forte di qualsiasi prudenza.
E sarà proprio questo suo carattere un po’ ribelle che lo porterà a misurarsi con grandi esperienze, a scoprire le bellezze della natura, il valore dell’amicizia e imparare a difendersi dagli uomini, dal signore della notte, dal temporale.
Alla fine Cipì diventa padre e insegnerà ai suoi figli ad essere laboriosi per mantenersi onesti, ad essere buoni per poter essere amati, ad aprire bene gli occhi per distinguere il vero dal falso, ad essere coraggiosi per difendere la libertà.
C’era una volta un piccolo paese disteso nel verde e al sole: nel paese c’era un palazzo alto, alto e sul tetto una passera covava le sue tre uova. Nacquero tre uccellini, il più birichino si chiama “Cipì”.
Cipì voleva scoprire subito il mondo, ma mamma passera disse che era troppo piccolo e che quando sarebbe stato più grande avrebbero visto tutto: la palla di fuoco, il nastro d’argento e la grande pianta.
Cipì curioso chiese che cosa fossero e Mamì, così si chiamava la sua mamma, spiegò che erano dei loro amici. La “grande pianta” era l’albero dove gli uccellini potevano riposarsi dopo un lungo volo, “palla di fuoco” era il sole che riscaldava e dava luce e il “nastro d’argento” era il fiume dove gli uccellini potevano bere e specchiarsi.
Cipì curiosava sul bordo del comignolo e alla fine ci cadde dentro. Cascò nella cenere del camino, poi cercò di fuggire attraverso la finestra, ma era chiusa e battè contro il vetro. Un bambino lo prese, gli strinse un filo alla zampa e lo portò in giardino.
I bambini del quartiere lo chiusero in gabbia, lo ingozzarono di cibo, lo fecero correre in giardino tenendolo sempre legato per una zampa. A un certo punto, però, Cipì beccò con forza la mano di un bambino, che lasciò andare la corda, così il povero uccellino si liberò e volò dalla sua mamma.
Quando Cipì e i fratelli impararono a volare, mamma passera li portò alla scoperta del mondo; li portò a vedere cosa c’era sotto il tetto dove erano nati. Videro il ciliegio fiorito, le api e il nastro d’argento.
Cipì andò a fare il bagno al fiume e fece amicizia con una margherita di nome Margherì che gli disse: - Io sto in mezzo all’erba e vedo passare la biscia che va a caccia di ranocchie_. Cipì, allora, le domandò: - Cos’è una biscia?-. Rispose Margherì:- E’ un animale senza ali e senza zampe che striscia fra l’erba-.
Cipì vide il gatto che fingeva di dormire e si avvicinò a lui per osservarlo meglio, ma il gatto si alzò di scatto, tirò fuori gli artigli ed afferrò Cipì per la coda. Cipì si liberò dagli artigli e volò verso il nido.
Un giorno Cipì incontrò un altro pericolo: l’uomo con il “tubo luccicante”. Infatti mentre mangiava i chicchi gialli arrivò l’uomo con il fucile, che sparò a una sua amica di nome Passerì e la ferì a un’ala.
Cipì trascinò Passerì al riparo dietro un cespuglio; passò giorni e giorni a prendersi cura di Passerì; le portò acqua, chicchi, piccoli insetti e l’imboccò con pazienza.
Finalmente Passerì guarì. Era estate e i due uccellini si accorsero che stare insieme li rendeva tanto felici.
Decisero di costruirsi una casetta di piume, un nido. Costruirono il nido sullo stesso tetto dove era nato Cipì, proprio sullo spigolo del tetto dove c’era una tegola libera.
Una mattina scoppiò la guerra tra le nuvole. Molti passeri si lasciarono prendere dalla paura e scapparono verso il bosco per mettersi in salvo ma vennero uccisi dalla grandine. Alla fine spuntò l’arcobaleno in segno di pace.
Passerì depose tre uova e ai primi di settembre si schiusero. Cipì volò, di luogo in luogo, per manifestare la sua gioia ma trovò Margherì morente. L’uomo aveva tagliato, con la falce, l’erba. Margherì morì e Cipì si addolorò insieme al sole, alle nuvole, al vento, al nastro d’argento e agli altri amici del fiorellino poeta.
Cipì e Passerì ricevettero in visita le mamme passere del tetto. La prima ad arrivare fu Mamì. I piccoli sapevano già dire: pipì, pipà, piopio.e sgusciavano birichini sotto le ali della mamma che rispondeva alle loro chiamate con amorosa pazienza.
Arrivò l’autunno e palla di fuoco stava male. Le rondini partirono. Il vento litigava con le foglie e con le nuvole. La campagna era muta, morta. La vita dei passeri divenne più difficile.
Arrivò l’inverno e le farfallette bianche, sempre più fitte, coprirono la terra. I passeri avevano sempre più fame.
L’uomo, con l’inganno, catturò e uccise tanti giovani passeri che, non avendo saputo resistere alla fame, erano andati a mangiare i semi nella gabbia.
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